Sonia Alfano non cambia idea su Riina: “Giustizia divina sostituisce quella terrena”

“Oggi è stata fatta giustizia, la giustizia divina che sostituisce spesso quella terrena. Il perdono si concede a chi ha ammesso i propri errori, Totò Riina non lo ha mai fatto. Non sono nelle condizioni di perdonare gli assassini di mio padre”. La morte del boss corleonese non smuove di un millimetro dalla sua posizione Sonia Alfano, figlia di Beppe, giornalista ucciso dalla mafia, ed ex parlamentare europea. Perdono è una parola che di fronte al decesso di Riina rigetta. Ma non sente odio, non più almeno: “Quando è stato ucciso mio padre – racconta – per i primi tre anni ho provato questo sentimento, auguravo la morte a queste persone. Poi se n’è andato in concomitanza della nascita di mia figlia”.

Troppo il sangue fatto spargere in passato dal capo di Cosa nostra perché Sonia Alfano dimentichi, incommensurabile il dolore provato per la perdita del padre. Qualche aspettativa, dopo la morte di del capo del boss corleonese, però, c’è:  “Spero cambi l’atteggiamento dei familiari di Riina. I figli che lo hanno beatificato. La più grande – ricorda Alfano – che raccontava del bacio della buonanotte e che affermava di avere avuto un buon padre. A me veniva da dire che il bacio lo aveva dato dopo che aveva ordinato di uccidere delle persone”. Ribalta eccessiva quella di cui hanno goduto i Riina  Questa ostentazione a tutti i costi gli è stata permessa, con inviti in salotti televisivi  anche della tv di Stato. Gente che andava relegata all’oblio e che, invece, è andata sotto i riflettori. Spero abbiano un po’ di buon senso, adesso”. Alfano torna a sottolineare come troppo sia il male fatto da Riina per pensare al perdono: “Riina non merita compassione. La morte non estingue i peccati, non lava il sangue innocente che questo personaggio ha fatto spargere. Certo – dice – Con la morte di Riina qualche vecchio politico potrà stare più tranquillo, anche se lui non ha mai manifestato la volontà di collaborare a differenza di Provenzano”.

Già, Provenzano, sodale inseparabile fino al presunto tradimento, il dioscuro che insieme a Riina scalò Cosa nostra a colpi di stragi e che poi, dopo l’arresto dell’amico-nemico, attuò la strategia della sommersione. Sonia Alfano sui due boss, sul loro comportamento e sul diverso trattamento riservato dallo Stato riserva non poche rivelazioni: “Provenzano ha sempre mantenuto una sorta di educazione, di ‘rispetto’, magari di facciata, verso le persone che aveva davanti. Cosa che lo ha portato a riflettere sulla possibilità di collaborare con gli organi dello Stato. Non posso omettere, per rispetto a me e alle vittime di mafia, la sua volontà palesata a me davanti a organi della polizia penitenziaria”. Discorso diverso per Riina: “Ha sempre avuto un atteggiamento di tracotanza, di sfida. Mi ha addirittura minacciato di morte davanti alla polizia penitenziaria. Ha ostentato fino al’ultimo il suo potere. Non dimenticherò mai quando mi disse ‘Lei è siciliana come me, non lo sa chi sono io? Io sono Riina Salvatore. Non cambio e non dimentico’. E mentre stavo andando via: ‘Lei mi deve salutare la Sicilia e i siciliani’. Sono frasi di sfida”.

Una differenza che si rifletteva anche, secondo Alfano, nel trattamento riservato dallo Stato: “Provenzano era al 41 bis in isolamento – racconta la donna -, non c’erano altre celle nel suo stesso reparto. Davanti alle grate c’era sempre seduto un poliziotto che lo controllava. Inoltre era sempre monitorato”. Diverso la narrazione della detenzione di Riina: “Si trovava in un braccio in cui c’erano altre celle nel corridoio, che a volte venivano aperte. Nonostante ci fosse il divieto di parlare tra loro, posso dire che li ho sentiti spesso cantare e che il contenuto delle canzoni erano dei dialoghi veri e propri. Riina, inoltre – dice ancora Alfano -, godeva delle ore di socializzazione, tanto è vero che è stato intercettato. Infine – dice ancora Alfano –  Ricordo di aver visitato Provenzano in piena estate, c’era un caldo infernale. Quando sono andata da Riina, invece, aveva il condizionatore in camera”.

Oggi che entrambi sono morti. Restano molti interrogativi sul futuro di Cosa nostra. Chissà se la previsione di Giovanni Falcone, per cui la mafia essendo un fenomeno umano, come tale, ha “un principio, una sua evoluzione e, quindi, anche una fine” o se la piovra continuerà a rigenerare i propri tentacoli. Sono ancora diversi i boss protagonisti della stagione stragista che scontano i loro ergastoli in galera. Ma per Sonia Alfano quella condanna non sarà mai paragonabile al dolore inferto ai familiari delle vittime: “Il vero fine pena mai – dice – siamo noi a scontarlo“.