Il Padrino, ultima parte – VIDEO

La morte di Totò Riina, il capo dei capi che ha utilizzato la televisione per tramandare anche dalle aule dei tribunali il suo concetto di mafia. Più di Luciano Liggio e meglio di Michele Greco. E dal piccolo schermo sono partite le testimonianze più efficaci di un mondo che muore con il re del corleonesi.

Totò Riina è morto oggi alle 3,37  nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma dopo 24 anni di carcere al 41 bis. Il capo dei capi, l’uomo che ha guidato l’assalto allo Stato, il giustiziere di Giovanni Falcone e il nemico numero 1 di Nino Di Matteo, è il boss che ha segnato in maniera più eclatante la storia della mafia e la sua triste evoluzione soppiantando alla guisa di una purga etnica la generazione dei Greco e dei Bontade.

La mafia dei Corleonesi che prende tutto, la leggenda criminale di un uomo deciso ad imporre allo Stato la sua legge e le sue regole a suon di sangue e dinamite. Il punto più alto dell’aggressione al cuore dello Stato porta la sua firma, nell’epoca del suo regno le stragi di Capaci e via D’Amelio, le bombe di Roma e Firenze, la lunga scia di sangue che ha segnato la storia della Sicilia e dell’Italia negli anni ’90. Riina è stato il primo boss che ha saputo e voluto mandare i suoi messaggi di sfida, utilizzando i mezzi di comunicazione di massa in maniera chiara, netta e spregiudicata, come dimostrano le ore di filmati e le testimonianze video che hanno mandato in soffitta le pur eclatanti esternazioni di Luciano Liggio e Michele Greco, relegandole nel settore dell’antiquariato della mafia. Anche in questo, Totò u’ curtu è stato il capo dei capi.