I bilanci consolidati, lo stop ai precari, i revisori: quante grane per Musumeci

Addio alla stabilizzazione dei precari nel 2017 in tutte quelle Amministrazioni pubbliche che non hanno provveduto all’approvazione del bilancio consolidato entro lo scorso mese di settembre.

Utile ricordare cosa sia il bilancio consolidato e quale novità ha introdotto nell’ordinamento degli Enti Locali.

Di fatto le pubbliche amministrazioni si dovranno comportare come holding e certificare il proprio consuntivo come fosse il bilancio d’esercizio di un intero gruppo, comprese quindi le società partecipate. Questo iter, a cui sono obbligati i Comuni sopra i 5.000 abitanti, consente di avere una fotografia dettagliata di ogni società che, pur mantenendo autonomia gestionale, rientra nell’orbita della capofila.

Il mancato adempimento all’obbligo di legge non comporta alcun provvedimento sanzionatorio e neanche il commissariamento. Ma proprio perché non si ha la possibilità di leggere lo stato patrimoniale complessivo, viene però inibita la possibilità di procedere a nuove assunzioni e persino alla stabilizzazione dei precari, anche di quelli per cui c’è già un procedimento in itinere.

Il numero dei Comuni inadempienti? Anche se sono trascorsi 45 giorni dalla data di scadenza non se ne sa nulla. Anci Sicilia dispone solo di un dato che di certo non ispira ottimismo ed è relativo ai Comuni che non hanno approvato il rendiconto 2016: sono ben 264 su 390. E addirittura 184 quelli che non hanno licenziato il bilancio preventivo 2017.

Tornando al bilancio consolidato, nessun rilievo di legge per la mancata approvazione, ma resta l’imbarazzante giudizio politico che vale una drastica censura di merito ma anche e soprattutto di metodo. Perché sinora non si è mai voluto affrontare un problema che riguarda le competenze interne e le professionalità necessarie per adempiere agli obblighi della norma.

Per redigere un bilancio consolidato occorrono conoscenze tecniche di cui non tutti all’interno delle pubbliche amministrazioni potrebbero essere in possesso.

E ciò porta ad un’altra considerazione generale di carattere politico: lo scarso gradimento da parte degli esecutivi nei confronti di organismi terzi in grado di guardare i conti con oggettività e senza essere influenzati dalle suggestioni del potere. La Regione in testa, che preferisce, ad esempio, non dotarsi del collegio dei revisori, organo che rappresenta, peraltro, un controllo preventivo e contestuale, e che assiste, partecipa e interviene nelle dinamiche amministrative dell’Ente.

Ora la palla passa a Nello Musumeci che sabato prenderà possesso dell’unica postazione in grado di risolvere sia i problemi della propria Amministrazione che la pericolosa situazione di stallo dei Comuni. Su questo aspetto, l’intervento del presidente si potrebbe orientare in due direzione sinergiche e complementari.

Da un lato l’interlocuzione politica con la Corte dei Conti a cui chiedere una moratoria nei confronti dei Comuni inadempienti rispetto all’approvazione dei bilanci; dall’altro un intervento di chiave tecnica con il ricorso a professionalità quali i commercialisti dotati di potere di pubblici ufficiali nei ruoli di commissari ad acta, che potrebbero agire in raccordo con la Sezione Controllo della Corte dei Conti. A questi commissari ad acta si dovrebbe dare un tempo di 6 mesi per avere una fotografia completa delle criticità dei Comuni. All’insegna di quel sano pragmatismo oggi più che mai necessario.

 

(foto di copertina: Franco Lannino © Studio Camera)