Rito Pagano

Il ritratto dell’uomo che ha sbancato le urne e portato la Lega all’Assemblea Regionale Siciliana. Ex enfant prodige di Forza Italia, ha lasciato anche Alfano per seguire Matteo Salvini. “È l’unico argine contro il sistema. I Cinquestelle? Dove governano fanno disastri. Io assessore? Solo se Musumeci insisterà…”.

Un merito Alessandro Pagano ce l’ha di sicuro. Si chiama fiuto e in politica non è cosa da poco. Lo dimostra una carriera sempre un passo avanti, sin dagli esordi, quando giovanissimo diventò l’enfant prodige di Forza Italia. Pronti via e diventa assessore regionale alla Sanità, a meno di 40 anni. Esperienza che bissa nei successivi governi Cuffaro assaggiando le deleghe al Bilancio e ai Beni Culturali. Natìo di San Cataldo proprio come Giuseppe Alessi, il primo presidente della Regione Siciliana, non nascose le sue ambizioni e per questo all’interno del suo partito non sempre ebbe vita semplice.

Mai fatto pane con Gianfranco Miccichè, si arruolò ma senza grande entusiasmo nelle fila del rivale, Angelino Alfano. E lo seguì anche quando le esuberanze di Silvio Berlusconi diventarono insopportabili per un cattolico ortodosso quale si è sempre professato.

Moderato da sempre – e si parla del periodo adolescenziale nella Dc – ha mollato anche Alfano quando il ministro ha deviato verso sinistra truppe e bandiera. Sembrava, seppur ancora giovane, pronto alla pensione politica. E invece ha seguito il fiuto che, una volta di più, gli ha suggerito la direzione più opportuna.

E così si ripete il rito Pagano degli anni 2000, quando prendeva quasi l’80% dei voti di lista di Forza Italia. Oggi è diventato l’azionista di maggioranza in Sicilia del partito di Matteo Salvini, a dispetto del fatto che il nome di battesimo del partito contiene la parola nord. E lo ha condotto ad un clamoroso successo, cosa che dalle nostre parti potrebbe apparire un controsenso.

“È un’obiezione che non fatico a smontare – sottolinea Pagano – . La gente è arrabbiata e si schiera contro il sistema Crocetta e contro chi anche a destra ha governato in questi anni. E qual è il partito anti sistema? La Lega di Salvini. Nord e sud sono categorie superate, i problemi sono uguali sulle Alpi come nella nostra isola. E il nemico comune è Bruxelles, intesa come simbolo di quel potere burocratico e finanziario che vuole ucciderci. L’Italia è una e una sola. Sapete chi l’ha detto? Matteo Salvini. E non è un caso che prendiamo voti in Emilia come in Toscana o in Umbria. E adesso anche in Sicilia. State tranquilli che il nostro 5,6% ottenuto alle Regionali alle Politiche sarà raddoppiato, perché nella Lega gli italiani vedono un partito anti sistema. In Italia come noi ci sono solo i Cinquestelle. Con una differenza…”

Al momento la prima differenza è di percentuale…

“La vera differenza è che noi sappiamo governare e loro no. Dovunque hanno avuto responsabilità di governo hanno fallito, l’onestà che tanto spesso sbandierano è un prerequisito che dovremmo avere tutti ma che non garantisce la capacità di governo. E che oggi scatena anche grandi contraddizioni. Mentre le migliori esperienze amministrative, comunali e regionali, sono della Lega”.

Cosa chiederete a Musumeci?

“Al contrario di altri, noi non chiederemo ma offriremo al presidente le nostre proposte e i nostri progetti. Mentre i nostri alleati litigano e pressano, noi siamo convinti che c’è un uomo solo al comando. Musumeci dovrà ascoltare tutti e poi decidere da solo”.

Il solito uccellino malizioso dice in giro che lei vorrebbe ritornare a fare l’assessore…

“Dopo averlo fatto al Bilancio, Alla Sanità e ai Beni Culturali, qualsiasi cosa mi starebbe stretta. Accetterei soltanto se me lo chiedesse, e con insistenza, il presidente. Si chiama senso di responsabilità e a questa chi fa politica deve sempre obbedire”.