In Giappone c’è il telefono del vento per parlare con chi non c’è più

“Ti manco?”chiede lei. E dall’altra parte nessuna risposta. Perché la conversazione avviene tramite il “telefono del vento”, il “kaze no denwa”, la cabina telefonica che in Giappone ha richiamato negli ultimi tre anni oltre 10 mila persone per intrattenere, all’interno di questa cabina, un dialogo immaginario  con il proprio caro scomparso. C’è chi fa finta di telefonare al proprio defunto, chi piange, chi rimane in silenzio, chi scrive un pensiero.Il telefono al suo interno è senza fili perché è un luogo dove sfogarsi, dove imparare a convivere con il dolore della perdita di una persona cara. La cabina telefonica si trova nei pressi di Otsuchi, uno dei villaggi della costa settentrionale che furono spazzati via dal terremoto (di magnitudo 9) e dallo tsunami dell’11 marzo del 2011. Ci furono quasi ventimila vittime quel giorno, e sono tantissimi i parenti e gli amici che da allora affrontano il pellegrinaggio laico fino a questa cabina immersa nel verde, per un’impossibile telefonata.  A installarla nel retro di casa Itaru Sasaki, perché aveva perso un cugino che amava come un fratello e non si rassegnava all’idea di non potergli più parlare. “Non potendo più raccontare i miei pensieri a lui attraverso una normale telefonata, ho deciso che essi sarebbero stati trasportati dal vento”, ha raccontato Sasaki.  Dentro la cabina c’è anche un quaderno dove si possono lasciare nomi, pensieri, messaggi. Il podcast di una web radio americana, This American Life  ha registrato e tradotto molte delle telefonate nella puntata 597: One last thing before I go. Nella cultura giapponese è inconsueto mostrare in pubblico i sentimenti, per questo, ancora di più, ascoltare quelle conversazioni a una voce spezza il cuore.