A tutto Tondo

Parla Lorenzo Tondo, il cronista del The Guardian che segue il caso dell’uomo a processo perché ritenuto il trafficante di uomini, Medhanie Mered, ma che invece potrebbe essere un’altra persona, Medhanie Tesfamariam Berhe.

“Sicuramente questa vicenda ha portato a un passo indietro delle fonti e mi sta creando dei problemi anche nelle altre inchieste”. Parla Lorenzo Tondo, il giornalista del The Guardian che segue il caso dell’uomo sotto processo perché ritenuto il trafficante di uomini, Medhanie Mered, ma che invece potrebbe essere un’altra persona, Medhanie Tesfamariam Berhe. Un errore di persona, insomma, sul quale sono emersi diversi riscontri.  Dopo aver saputo di essere stato intercettato dalla Procura di Palermo e averne dato notizia su Facebook, denuncia il difficile clima in cui si trova costretto a lavorare: “Si fa più fatica – dice a ilgazzettinodicilia.it -. Se tu sai che un telefono è intercettato è più difficile mantenere contatti. Mi è capitato, per esempio – dice -, che in un’altra inchiesta su cui sto lavorando, che non c’entra con questa, alcuni colleghi con i quali sto collaborando mi abbiano detto di trovare un canale più sicuro per comunicare”.

Ma i problemi non si limitano alle preoccupazioni con i colleghi. Come diceva Tondo, le difficoltà riguardano soprattutto i rapporti con le fonti: “Dalla procura non rispondono più alle telefonate”, dice. Poi fa un passo indietro, quando qualche segnale di chiusura era già arrivato: “I procuratori che si occupano di questa inchiesta mi hanno bloccato su Facebook e Whatsapp – racconta – Questo succedeva già prima, quando con il Guardian avevamo sollevato il caso. Dopo qualche mese sono stati chiusi tutti i contatti”. Poi Tondo racconta un episodio: “Sul New Yorker ho letto una cosa che mi ha dato veramente fastidio: una collega del New York Times, una giornalista con la quale lavoravamo insieme ad un articolo (Tondo prima di lavorare stabilmente con il Guardian collaborava anche con il New York Times) era venuta in Sicilia, perché dovevamo lavorare a un’altra storia, una vicenda legata a degli scafisti. Ci serviva un’intervista col procuratore Geri Ferrara (lo stesso dell’inchiesta sul presunto trafficante di uomini, ndr). Io sapevo già che Ferrara non avrebbe parlato con me – dice Tondo -, per questo le ho consigliato di condurre l’intervista personalmente”. A questo punto il fatto che Tondo non ha gradito: “Ho letto sul New Yorker che quando lei si è presentata, il procuratore ha chiesto se lei avrebbe scritto l’articolo a doppia firma con me. La collega ha risposto che non poteva escludere questa ipotesi. A quel punto – dice Tondo – lui le ha detto che in quel caso si sarebbero chiusi i rapporti, anche con la Procura di Palermo”.

Il giornalista sottolinea come questa situazione lo danneggi: “Viene screditato il mio lavoro“. E spiega: “Le intercettazioni sono assolutamente irrilevanti: la persona con cui parlavo al telefono (un ragazzo eritreo che lo aiuta nelle traduzioni dal tigrino, ndr) non è indagata. Parliamo semplicemente di appuntamenti per delle interviste e per delle traduzioni di un documentario al quale stiamo lavorando”. Nonostante questo, però, ci sono delle conseguenze che Tondo rimarca: “Mi si sta identificando come giornalista del Guardian. Si dice: il giornalista che sta lavorando a questo caso sta parlando con un soggetto che noi riteniamo vicino all’uomo detenuto. Ma il problema sta proprio lì – conclude Tondo – l’ipotesi è che l’uomo detenuto potrebbe essere vittima di uno scambio di persona, mentre per la Procura è il più grande trafficante di uomini in Italia”.


Lorenzo Tondo (Castelvetrano, 1982) è un giornalista e scrive dall’Italia per il quotidiano britannico The Guardian. Collabora inoltre con il New York Times e il Time magazine. In passato ha lavorato per 4 anni nella redazione del quotidiano la Repubblica a Palermo. Nel 2015 si è aggiudicato il premio nazionale di giornalismo Pippo Fava Giovani e nel 2016 il premio internazionale Maria Grazia Cutuli come giovane giornalista siciliano emergente. Il suo progetto documentario sul “Caso Mered”, intitolato “Hunting the General”, ha vinto il DIG Awards 2017.

I suoi articoli sono apparsi su The Globe and Mail, la Stampa, la Gazzetta dello Sport, the South China Morning Post, the Herald, The Daily Telegraph, Internazionale, il Manifesto.

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