Caro presidente Musumeci, dimostraci che la musica è cambiata…

Caro presidente Musumeci,
la campagna elettorale è finita e lei è diventato il presidente di tutti i siciliani, anche di chi non l’ha votata, di chi ha preferito rimanere a casa, un esercito sterminato di oltre due milioni e mezzo di elettori sfiduciati.
Lei, adesso, è il più alto rappresentante istituzionale di questa regione disastrata, tra le ultime in assoluto nelle classifiche economico-sociali dei maggiori istituti di ricerca, con una disoccupazione giovanile da paura, senza infrastrutture adeguate per competere con le altre regioni italiane ed europee.
Una regione che vive quotidianamente il dramma di una Sanità ancora troppo distante da livelli accettabili: i pronto soccorso da zone di guerra, tempi lunghi di attesa per prestazioni vitali, gravi carenza di organico. Aumentano le famiglie che per ragioni di salute si impoveriscono dovendo ricorrere ai viaggi della speranza o che rinunciano alle cure per mancanza di mezzi.
Non tocchiamo il tasto assai dolente dell’immenso problema mai risolto dei rifiuti, una vera bomba atomica sotto i nostri piedi, o della fatiscente rete idrica e conseguenti turnazioni nell’erogazione dell’acqua specialmente in alcune province. Lei è il presidente di una terra in cui mafia, racket e pizzo ancora non sono stati sconfitti definitivamente e in cui l’antimafia di comodo ha consentito carriere strabilianti e offerto coperture a esponenti della cosiddetta “società civile” poi rivelatisi compari d’affari di boss e gregari. Una terra dove la sottocultura dello scambio ha ridotto il cittadino a suddito e declassato il diritto a favore, una terra dove si assiste impotenti alla fuga dei giovani costretti a costruirsi un futuro lontano dalle malvagie logiche delle scorciatoie, delle umilianti attese dinanzi alla porta di un potente, delle rassicuranti pacche sulle spalle di chi può vantare “certe” amicizie.
Lei, presidente Musumeci, è ora il vertice amministrativo di una macchina burocratica arrugginita nella quale il merito non ha spazio e assente è il diritto alla carriera per i migliori. Un ingranaggio del potere regionale che mette al primo posto la sistemazione nei posti chiavi di sottogoverno, della burocrazia, delle strutture ospedaliere, delle società partecipate e degli uffici di gabinetto di portaborse, frequentatori di cerchi magici e supporter elettorali. Non importa chi governi abbiamo una pletora di personaggi sempre in poltrona, con Cuffaro prima e con Lombardo e Crocetta dopo, indipendentemente dal possesso di capacità e professionalità comprovate.
Potremmo continuare all’infinito caro presidente, e lei sa benissimo di cosa stiamo parlando. Non proviene da Marte, non è stato finora all’estero, lei è un siciliano doc e da deputato regionale e capo della commissione regionale Antimafia conosce nei minimi dettagli i brucianti temi sul tappeto e mai affrontati seriamente da coloro che avrebbero dovuto farlo per mandato popolare. Lei appena eletto ha reso una dichiarazione estremamente significativa: “Non mi ricandiderò”. Un’affermazione forte che vuol dire: attenti, non sono ricattabile. Allora cominci immediatamente, presidente, a dare segnali inequivocabili di rinnovamento radicale (la nomina di Maria Mattarella alla Segreteria Generale è un ottimo inizio); non si faccia condizionare nemmeno un po’ da soggetti della sua coalizione, presentabili o impresentabili, che vorrebbero già dettare legge per la nomina di assessori, dirigenti generali, presidenti e consiglieri di amministrazione. Lanci, con atti concreti, messaggi netti di discontinuità da un passato che vorremmo dimenticare, valorizzi chi ha dovuto subire l’umiliazione del sottoscala perché sprovvisto delle “giuste conoscenze”, imponga nella scelta dei burocrati e dei manager metodi di selezione severissimi seguiti da altrettanto severissimi metodi di valutazione del loro operato, lasciando fuori i partiti e i tristi riti della politica di Palazzo. Dimostri da subito, soprattutto ai nostri ragazzi, che in Sicilia la musica è davvero cambiata.