Il Tar ordina a Musumeci: “Tieni in vita i Liberi Consorzi”

La telenovela sulle Province siciliane si arricchisce di un nuovo capitolo. Al più assurdo dei pastrocchi legislativi in salsa sicula, si aggiunge adesso la sentenza del Tar di Palermo che impone alla Regione di trovare entro 30 giorni le risorse finanziarie per tenere in vita i Liberi Consorzi dei Comuni.

Un intervento che si è reso necessario dopo il ricorso avanzato da diversi cittadini della ex provincia di Enna già nel mese di maggio del 2016, nel quale si chiedeva di dare attuazione alla legge che istituiva i Liberi Consorzi in sostituzione delle Province Regionali. Di fatto, si tratta di un adempimento atto a individuare le risorse necessarie per il finanziamento delle funzioni attribuite ai nuovi Enti che, culmine del paradosso, risultavano addirittura ampliate rispetto a quelle del precedente ordinamento.

Ciò che invece accadde, dalla sciagurata campagna mediatica che seguì le famose esternazioni dell’allora neo governatore Rosario Crocetta nella trasmissione televisiva L’arena condotta da Massimo Giletti, fu una sorta di golpe bianco. Spazzate via le Province, guidate da Commissari straordinari nominati dal Presidente della Regione, ridotti all’osso i trasferimenti finanziari sino ad provocare la quasi assoluta inutilità degli Enti, ai Liberi Consorzi non è rimasto che assistere impotenti alla pervicacia con cui la Regione ha evitato ogni qualsiasi decisione in grado di risolvere il problema. Che, è opportuno ricordare, riguarda non solo i fondamentali rilievi amministrativi ma anche la vita professionale di quasi 20.000 lavoratori, molti dei quali lasciati in una posizione a dir poco mortificante, con uno stipendio ma senza la consapevolezza di uno scopo.

L’intervento del Tar sancisce anche per questi aspetti la sconfitta della politica, incapace di trovare una soluzione adeguata che potesse contemperare la giusta esigenza dettata dalla spending review con quella di un’amministrazione sopracomunale in condizione di gestire competenze che non sono proprie dei Comuni e neanche della Regione.

E ciò proprio dopo l’elezione di Nello Musumeci, il più esplicito dei candidati alla presidenza della Regione, a invocare un ritorno all’operatività del passato, reintroducendo quella legge 9 che, con le opportune modifiche, rappresenta uno degli impianti normativi più efficaci in territorio nazionale nel campo degli Enti Locali. Proprio sul finire della campagna elettorale, nel corso dell’incontro con Cgil, Cisl e Uil, Musumeci sottolineò che “ l’esigenza di un capillare governo dei territori induce a pensare che l’abolizione delle Province sia stata una sciagura dettata dall’emotività del momento. E che la politica deve assumersi la responsabilità di trovare il più opportuno sistema per il governo dell’area vasta”. Musumeci si insedierà tra pochi giorni e dovrà affrontare subito la prima grana: non potrà fare a meno di dare corso alla sentenza, ben sapendo che ciò va in direzione opposta alla sua intenzione di riportare in vita le Province Regionali.

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