Sicilia locomotiva del Sud, ma il lavoro non c’è. E dilaga il sommerso

Quasi un quarto del Pil prodotto dalle regioni del Sud Italia arriva dalla Sicilia: per la precisione il 23%, che corrispondono a 83 miliardi di euro (17mila euro procapite, cifra tra le più basse se paragonata al resto delle regioni e, di conseguenza, alla media nazionale: 27mila euro).

Il dato è stato reso noto dal centro studi Cerdfos della Cgil siciliana. In due anni – il 2015 e il 2016 – si è registrata un’inversione di tendenza positiva per quel che riguarda il Pil isolano. Nel 2015 c’è stato un aumento del 2,1% rispetto all’anno precedente, mentre nel 2016 si è registrato un ulteriore +0,5%. Una crescita che era stata preceduta da otto anni di declino, con valori del Pil che avevano avuto il segno meno davanti fino al 2014. A fare da traino a questo trend è stata soprattutto l’agricoltura, che è il settore con i maggiori livelli di crescita: +7,4 nel 2015. Poi l’industria, che segnato un +5%. A seguire, le costruzioni, con un +4,1% , e i servizi (+2%).

A questi segnali confortanti dal punto di vista economico non corrispondono ancora, però, uguali rendimenti nel trend occupazionale. In Sicilia il tasso di disoccupazione era del 22,1% nel 2016, contro una media del 19,6% nel Sud che si abbassa all’11,7% a livello nazionale. E la situazione precipita se si analizza l’andamento della disoccupazione giovanile, con una percentuale che arriva a quota 45,8% tra i 15 e i 29 che sale alla percentuale stratosferica del 57,2% tra i 15 e i 24 anni.

Brutte notizie anche sul fronte del lavoro sommerso. Per l’Istat ci sarebbe un ammontare di 15 miliardi di euro. Una cifra enorme, imputabile, secondo l’Istituto nazionale, al lavoro non regolare, dichiarazioni fiscali sofisticate delle imprese e all’economia illegale in genere.

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