Palermo e l’azzurro scolorito

Il mercato di Ballarò di Palermo sancisce che dietro l’eliminazione della Nazionale dai Mondiali c’è molto di più di una semplice sconfitta. E se la rassegnazione supera la delusione c’è il pericolo che il calcio diventi roba da salotto.

È questa la nazionale che si merita l’Italia? Si dovrebbe rispondere di sì, se non altro per la sensazione di assoluta incapacità gestionale dei vertici federali che determinano le scelte tecniche. Tra ltalia di Antonio Conte e quella di Gianpiero Ventura c’è una distanza pari ad un’era geologica e non i 24 mesi che separano la splendida avventura degli Europei dal disastro semi annunciato delle qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018.

Ciò che allora era entusiasmo allo stato puro, oggi si è trasformato in rassegnazione, persino fuori dal campo, nella parte più popolare che vive il calcio quasi come una ragione di vita. È così anche tra i vicoli di Ballarò, uno dei mercati storici di Palermo dove la delusione è sentimento imperante, una delusione che confina sempre più con il distacco. Esattamente l’opposto di ciò che dovrebbe creare una partita di calcio. Il mercato delle abbanniate, dei sapori di strada e degli odori che sono meglio del cibo stesso, dei contrasti e dei colori, sciorina pareri scoloriti, come quelle maglie azzurre bagnate di lacrime e sudore e impregnate d’impotenza. Se si perde anche l’istinto della rabbia, se il calcio diventa roba da salotto, qualche domanda conviene farsela. Su questo si dovrebbe riflettere, perché questa è la vera sconfitta: avere annullato qualsiasi forma di gioiosa partecipazione. Senza nostalgia, ma il calcio in Italia avrebbe bisogno di una logica di sistema e di gestione. E poi – e sottolineiamo poi – anche di campioni.

(interviste di Manlio Melluso)

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