Oggi è la giornata della gentilezza. E stavolta Micari non c’entra…

Oggi è la giornata della gentilezza. Prima contraddizione: ma in quale mondo può essere gentile il lunedì? Prima provocazione: bisogna essere sadici per rievocare la gentilezza in Sicilia a sette giorni da quello scrutinio che ha sbriciolato la sfida di Fabrizio Micari, tanto ma tanto gentile. Forse troppo gentile. Forse troppo inadeguata. Ma il senso della ricorrenza ci impedisce di andare oltre.

Come molte cose superflue, la giornata della gentilezza se la sono tirata fuori i giapponesi che è giusto siano ricordati non solo per le invenzioni nel campo della tecnologia ma anche per tali amenità (siamo gentili, oggi non è lecito definirle minchiate).

Gli stessi giapponesi capaci di esportare e rendere universali parole quali harakiri e kamikaze, poco gentili verso se stessi nella versione samurai e poco gentili anche verso gli altri nella versione kamikaze. Sarà per la legge del contrappasso che nel vocabolario nipponico non è invece previsto il lemma “no”,  che in quanto negazione è la meno gentile delle parole.

Oggi per adempiere al nostro compito e rispettare la ricorrenza basterà poco: dire grazie o dare una carezza. Il cosiddetto valore grande dei piccoli gesti che, con tutto il rispetto per il made in Japan, è concetto presente persino nel manuale delle giovani marmotte.

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