È tornato Matteo: la svolta centrista del Pd

Renzi e la corsa al centro“È tornato Matteo” è il messaggio rassicurante che i renziani fanno correre su whatsapp mentre Renzi in tv davanti a Floris fa partire la galoppata verso le elezioni. E il 9,14% di share, oltre a far gongolare il conduttore della trasmissione diMartedì, fa ben sperare il giglio magico che, nonostante la sconfitta siciliana, è pronto a serrare le fila con l’obiettivo, chiaramente indicato dal capo, di raggiungere la simbolica quota 40.

L’ex premier è infatti convinto che alle prossime politiche il 40 possa essere nuovamente il suo numero, lo stesso delle vittoriose elezioni europee e della sconfitta referendaria. Ma per raggiungere la fantomatica quota 40 per Renzi è necessario che il Pd cambi passo: basta inseguire Mdp e la coalizione che non c’è, serve cambiare i connotati al Pd e competere al centro con Berlusconi.

Renzi a quanto pare vorrebbe allargare il Pd, vorrebbe un Pd “coalizionale” e non una coalizione modello Biancaneve e i sette nani. Il segretario dem infatti non vorrebbe guidare una carovana ma un’agile bolide in grado di tagliare il traguardo elettorale ma, per farlo, è necessario aprire le liste e renderle competitive al massimo, con buona pace dei ministri Franceschini e Orlando che vorrebbero recuperare lo schema dell’Ulivo. Per Renzi non ci sarà nessun nuovo Ulivo ma solo il primo passo per un nuovo contenitore che, se non è il Partito della Nazione, è un qualcosa di molto simile a “En Marche!” il movimento del presidente francese Emmanuel Macron.

La svolta macronista passerà anche e forse soprattutto dalla Sicilia. Nell’isola dove il centrodestra è tornato al potere, il Partito Democratico ha già da tempo cambiato i connotati. All’Ars la quasi totalità del gruppo parlamentare democratico vanta un passato centrista: ci sono gli ex Margherita Gucciardi e Lupo, e ancora i reduci della diaspora democristiana Lantieri, Catanzaro e Dipasquale e il renziano Luca Sammartino che la volta scorsa era entrato per la prima volta a Sala d’Ercole sotto le insegne dell’Udc.

Il primo passo però sarà placare le polemiche interne e così, a quanto pare, i renziani d’assalto sono stati richiamati all’ordine: nessuna polemica con il segretario regionale Fausto Raciti che agli occhi di Roma, e specialmente di Matteo Orfini, non è solo garante di un equilibrio interno ma anche teorico, collaudato del rapporto privilegiato con i moderati di cui, Raciti, è stato promotore in tempi non sospetti. La mossa servirebbe anche a calmare i malumori della ridotta ex Ds guidata da Antonello Cracolici che invece preferirebbe seguire lo schema indicato dal ministro della giustizia Andrea Orlando e riprendere il dialogo con gli ex compagni di partito di Mdp.

Secondo step sarà la fase di allargamento, uno scouting vero e proprio al centro, con l’occhio ai collegi elettorali che presto saranno disegnati da un’apposita commissione indipendente. L’ex ministro Totò Cardinale, forse anche per tutelare il posto il lista della figlia Daniela, è pronto a offrire i suoi ras delle preferenze puniti dalla legge elettorale siciliana: Beppe Picciolo, Michele Cimino e Totò Cascio. Sarebbe della partita anche Nicola D’Agostino, che in caso di approdo a Roma farebbe scorrere la lista di Sicilia Futura a Catania.

Il legame di ferro tra Renzi e Pier Ferdinando Casini renderà inevitabile il coinvolgimento di Gianpiero D’Alia e dei suoi fedelissimi, che scottati dalla sfortunata avventura elettorale, sembrano non volerne proprio sapere di affrontare le politiche in solitaria con gli uomini di Alfano. E proprio tra questi ultimi il nuovo corso renziano rischia di aumentare ancora di più una pressione divenuta insostenibile dopo la debacle siciliana. Se Simona Vicari e Vincenzo Vinciullo sembrano tentati da un ritorno alle origini, più complessa è la posizione dei luogotenenti del ministro degli esteri, Dore Misuraca e Giuseppe Castiglione, che, messi sul banco degli imputati dai compagni di partito per la scelta di allearsi con il Pd, si muovono con moltissima prudenza in un campo, quello delle alleanze, che oggi è più minato che mai.

La corsa al centro di Renzi è iniziata ma il segretario dei dem dovrà competere con un giocatore esperto come Silvio Berlusconi che, anche se allergico alle democristianerie, conosce benissimo potenzialità, appetiti e debolezze della galassia centrista.