Caronia controcorrente: “Abolire le quote rosa. E non sono più una bambolina”

“Ancora poco e le donne non avranno più bisogno di una legge di sostegno. Non mi sento impresentabile, sono indagata ma non condannata. E non ho bisogno di tutor, il mio consenso è frutto di anni di lavoro. Io assessore? Ne parliamo fra qualche tempo”.

Marianna Caronia è una specialista delle campagne elettorali, da quando ha deciso che la politica avrebbe fatto parte della sua vita quotidiana non ne ha saltato una. Appena 5 mesi fa era a fianco di Fabrizio Ferrandelli nel tentativo di porre fine al regno di Leoluca Orlando. “Ho creduto in questo progetto – spiega Caronia – e mi sono spesa con tutte le mie forze, esattamente come fossi io il candidato sindaco”.

Delusa per la svolta di Ferrandelli?
“Ha fatto scelte non in linea con il percorso che volevamo intraprendere. Ma, se devo essere sincera, non sono sorpresa. Per niente sorpresa”.

Se la fase preparatoria dell’assalto a Palazzo delle Aquile durò quasi un anno, è stato ridotto ai minimi storici il tempo di gestazione della nuova avventura con Nello Musumeci. Appena un mese per riprendere le fila di un discorso interrotto 5 anni fa. Caronia, infatti, era nel listino del presidente al tempo della sfida contro Crocetta. L’accordo iniziale prevedeva che lo fosse anche stavolta.

E poi…
“Poi ho preferito misurarmi con i miei elettori. Essere nel listino avrebbe avuto il significato di una legittimazione politica, ma essere eletta è un’altra cosa. C’è il timbro del popolo e della gente che ti segue e ti vuole bene”.

E ha scelto Forza Italia…
“Sono sempre stata schierata sul fronte moderato. Se avessi deciso di non candidarmi avrei appoggiato Miccichè. Ma alla fine ho deciso che era meglio essere rappresentante diretta di una comunità piuttosto che fare da ponte di collegamento, persino in presenza di personalità forti e di cui potersi fidare. E anche se avevo solo un mese a disposizione”.

Lei percepisce che nei suoi confronti aleggiano molti pregiudizi…
“Ne sono consapevole. Però vedo anche che chi mi conosce personalmente alla fine si ricrede. Ho fatto molte riunioni con gente che non votava da anni e che ha ripreso ad occuparsi di politica. Poi, certo c’è sempre la storia di mio padre, che il mio peso deriverebbe dalla sua influenza. Allora, chiariamo una volta per tutte: mio padre è il mio punto di riferimento affettivo. Nessuno come lui. Mi ha insegnato molto, però oggi sotto il profilo del radicamento nel territorio non ho bisogno di tutor , ho un mio patrimonio che è frutto di anni di politica fatta in città e in provincia. Insomma, non mi sento più una figlia di, politicamente parlando”.

Anche il fatto di essere donna in un ambiente che vira al maschile…
“Ho quasi 50 anni, anche questa storia della bambolina vedo che sta sempre più scemando”.

La parola più utilizzata in questa campagna elettorale è stata impresentabile. E il suo nome è finito dentro la famosa lista stilata da Giancarlo Cancelleri.
“E chiudiamo anche questa parentesi. Io sono indagata per corruzione per avere chiesto e ottenuto il trattamento di fine rapporto a seguito di un licenziamento, dopo anni di lavoro. Transazione avvenuta secondo legge e davanti alla Cgil all’Ufficio Provinciale. Ripeto, indagata e non condannata. E sono in quella lista accanto a chi, magari, una condanna in primo e secondo grado l’ha già avuta. Una certa differenza c’è. Capisco che parlare di impresentabili alza gli indici di ascolto, ma francamente spero sia ora di discutere delle emergenze che il governo dovrà affrontare per fare ripartire una regione ormai al collasso. Mi appello, se mi è consentito, al buon giornalismo”.

Cosa auspica nei primi 100 giorni?
“Che si torni a fare sul serio. Di programmi e azioni è giusto che per primo ne parli il presidente”.

Pensa che Musumeci la chiamerà in Giunta?
“Non ne faccio una questione di principio, nel breve termine. Credo sia giusto che il presidente renda più coesa la coalizione premiando magari chi si è speso in questa campagna elettorale non centrando l’obiettivo. Poi, fra qualche tempo, i discorsi potrebbero essere altri”.

Il suo nome circola e c’è da risolvere il problema delle quote rosa…
“Io spero di potere essere tra le firmatarie della legge che abolirà le preferenze di genere. Lo spero, soprattutto, perché credo stia venendo il tempo in cui non c’è più bisogno di imporre la presenza delle donne in politica. Vedo dei cambiamenti, lenti ma costanti. Era una legge di sostegno. Auspico che fra 10 anni questo sostegno non sia più necessario”.


Widget not in any sidebars