Sanzioni e voto online per sconfiggere l’astensione

Cominciamo a ragionare fuori dagli schemi. C’è un problema che corre il rischio di minare alla base il senso della democrazia. Nessuno vuole andare più a votare, neanche quando la protesta popolare seppellisce la reputazione del governo uscente e forte dovrebbe essere lo stimolo a mandare tutto all’aria. E se la gente non vuole recarsi alle urne, bisogna fare in modo di correre ai ripari. Se è vero che il silenzio e l’assenza fanno parte dei diritti del cittadino, è altrettanto inoppugnabile che il voto attiene ai quei doveri civici oggi purtroppo ritenuti astratti.

La Costituzione definisce il voto dovere civico, una mediazione tra chi lo voleva obbligatorio e chi lo valutava solo come un obbligo morale. I Costituenti scelsero anche una formula che prevedeva sanzioni simboliche a carico dell’astensionista, che furono successivamente abolite con la riforma elettorale del 1993.

E questo, allora come oggi, è da considerarsi un errore perché bisogna con ogni mezzo e in qualsiasi periodo storico difendere i princìpi cardine della partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica. Difenderli anche dal lassismo e dalla superficialità del cittadino stesso.

Forse quella del 1993 fu una distrazione oppure no, ma certo è che l’astensionismo quando raggiunge queste dimensioni è un fenomeno da contrastare.

Si abbia il coraggio di riportare in vita l’aspetto sanzionatorio, perché laddove la cultura fallisce si deve agire con la repressione. Fuori da ogni ipocrisia, se il voto secondo la Costituzione è dovere civico non si può che riportarlo alla dimensione originaria. E i primi a sostenerlo dovranno essere tutti coloro i quali in difesa della nostra Carta Costituzionale hanno fatto fronte comune contro il referendum.

Ma c’è un’altra misura che deve essere adottata ed è la possibilità del voto online. Viviamo in un Paese che tarda a recepire i cambiamenti sociali e in cui il complotto è regola di vita, eppure sarebbe un’opzione fondamentale per togliere alibi a quella fetta di borghesia che rappresenta la più alta percentuale di astensione. Ti porto il seggio a casa, è questa la filosofia da seguire.

Non se ne può più di parole sul perché e sul per come gli italiani non vanno più a votare, sanzioni e voto online sono due aspetti sui quali cominciare a ragionare.

E dopo sperare anche in una versione meno liquida e stagnante della politica e dei partiti, i cui punti di riferimento dei due schieramenti tradizionali sono un ottantenne oggi non più candidabile e il suo nipotino che nel breve volgere di un anno ha speso tutta la sua quota ereditaria. Motivo per cui nessuno si meravigli che, in una Regione atipica come la nostra, fiaccata dalla crisi, sempre meno tradizionalista e sempre più guascona, un siciliano su tre sceglie i grillini, gli unici oggi capaci di sollecitare la parte sentimentale dell’elettore.


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