‘Mbare Nello, sei presidente

Il fascista perbene è il quarto governatore eletto direttamente dai siciliani. Le urne sono ancora aperte, ma il vantaggio su Cancelleri appare incolmabile. E da domani comincia la partita con gli alleati per la definizione della nuova mappa del potere.

Nello Musumeci è il nuovo presidente della Regione Siciliana, il quarto eletto direttamente dal popolo. Dopo Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta, tocca al ras del voto della destra catanese accomodarsi nelle comode stanze di Palazzo D’Orleans. Ce l’ha fatta al terzo tentativo, dopo la delusione di 5 anni fa, auspice Gianfranco Miccichè che gli sottrasse quei voti necessari per superare Crocetta. Pochi ricordano che ‘mbare Nello ci aveva provato anche nel 2006 in piena era Cuffaro. Provò a misurarsi con Rita Borsellino, amazzone di una sinistra allora unita e contro il mito di Totò vasa vasa che lo fece a brandelli.

Due sconfitte che non gli hanno tolto il gusto della sfida e il coraggio di provarci ancora, nonostante le iniziali resistenze di Miccichè e di Berlusconi che, non a caso, nel suo appello al voto televisivo, non lo ha mai citato. Salvo poi risarcirlo, proprio alla vigilia del voto, quando era chiaro che la vittoria era proprio dietro l’angolo.

Musumeci è un destro anomalo, come molti provenienti dall’area sociale ha spesso goduto di rispetto anche in campo avverso. Fascista perbene è la definizione che gli ha cucito addosso quel sarto d’eccezione che è Francesco Merlo, suo concittadino e profondo conoscitore dei suoi primi passi politici. Ma quando alcuni giorni fa, nella sede regionale della Cisl, gli abbiamo chiesto a quale delle due parole fosse più facile rinunciare, non ha avuto esitazione: “Tengo perbene, fascista è una parola ormai consegnata alla storia e non è più una categoria della politica”.

Chissà quanto deve avergli pesato fare outing, ma da persona di raffinato fiuto politico ha intuito che la Sicilia accetta solo e soltanto padroni democristiani. E da democristiano s’è comportato, almeno nella fase finale della sua cavalcata verso il Palazzo. In estate avrebbe volentieri sbranato Miccichè, poi ha tenuto a freno l’istinto e gli ardori della sua compagnia. Troppo importante l’alleanza, stesso ragionamento fatto da Miccichè. E nemmeno lo sgarbo nei confronti di Gaetano Armao, lasciato fuori dal listino, ha infatti compromesso il matrimonio di convenienza tra questi estremi di un branco tenuto insieme dalla sete di riscatto. Un sentimento di rivalsa che parte dalla seconda fase del mandato di Lombardo. E da allora che il potere è negato ai moderati del versante destro, in Sicilia da sempre in maggioranza, ma capaci di pagare pegno per una elevata dose di autolesionismo.

Oggi con Musumeci può festeggiare non solo Forza Italia ma anche l’Udc che ha superato lo stress della divisione da Giampiero D’Alia e ha ricostituito sulle sue macerie un consenso elettorale che sembrava per sempre dimenticato. Fascino dello scudocrociato e di una intelligente campagna acquisti fatta provincia per provincia. Chiusa in anticipo la partita contro Cancelleri, Musumeci già da domani ne dovrà giocare un’altra altrettanto impegnativa. Tenere a bada la bramosia degli alleati non sarà cosa da poco, ma è pur sempre vero che chi smazza le carte un certo vantaggio ce l’ha. Senza considerare che Miccichè dovrà provare a riconquistare Palazzo dei Normanni e non può consentirsi di avere aperto un conflitto sul fronte interno.

Le urne sono ancora aperte, nei seggi si lavora ancora ma il vantaggio di Musumeci è tale da precludere qualsiasi rimonta anche in considerazione che ad andare a rilento nello spoglio è proprio la provincia di Catania dove la distanza è ancora maggiore dei quasi 5 punti percentuali su base regionale. La festa al quartier generale di Catania non è ancora cominciata soltanto per una questione di stile. Ma in barba alla superstizione ormai si può dire: tanti auguri Presidente.