La Sicilia sotto voto

Grande attesa per il responso delle urne, ma si teme il fenomeno dell’astensionismo. Le aspettative di Musumeci, le speranze di Cancelleri, il duello in famiglia tra Micari e Fava, l’appuntamento con la storia di La Rosa.

Oggi è il giorno della prima volta. La Sicilia si consegna al suo sposo promesso immacolata e carica di speranza, ma con la più funesta delle doti. Nel suo baule c’è un foglio con la cifra che indica il buco di bilancio e la situazione debitoria che è sufficiente per inguaiare intere generazioni di siciliani. Chiunque vinca dovrà fare i conti con questa tragedia, con la crisi occupazionale e con anni di cattivo governo. Potrà e dovrà contare sulla fortuna del debuttante, perché di questo si tratta. Lo sarebbe Nello Musumeci, il primo presidente proveniente da esperienze politiche adiacenti al fascismo; e come lui anche Giancarlo Cancelleri che festeggerebbe il primo sbarco dei grillini a Palazzo D’Orleans; ma anche Fabrizio Micari, il primo democratico esterno al partito; e Claudio Fava, leader di quella che una volta si chiamava sinistra extraparlamentare e che in effetti da diversi anni non ha più diritto di cittadinanza all’Assemblea Regionale Siciliana; per non parlare di Roberto La Rosa, esponente di un indipendentismo mai rappresentato nelle istituzioni siciliane.

La più morbosa curiosità, non ce ne vogliano gli altri candidati, riguarda il rendimento del pentastellato Cancelleri. Le elezioni comunali di giugno per le truppe di Beppe Grillo sono state un mezzo flop, di fatto non imprevedibile. Le amministrative contano centinaia di candidati, a Palermo praticamente ce n’era uno in ogni famiglia. La situazione ideale per annacquare il voto di protesta, la più difficile per chi si presenta con una sola lista. Nonostante qualche infelice uscita, il vento sembra soffiare alle spalle di Cancelleri che ha goduto dell’appoggio costante e ripetuto di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, le due icone da esibire nei giorni di festa. E anche Grillo non si è risparmiato, consapevole che il voto siciliano è più che un rodaggio in vista delle Politiche della prossima primavera. In casa Cinquestelle c’è l’aria dell’ora o mai più. E anche gli avversari fiutano il pericolo, specie Musumeci, vincitore annunciato da tutti i sondaggi, già pronto al brindisi un paio di settimane fa e che ora corre il rischio di entrare papa e uscire cardinale.

Grande attesa anche in casa Pd. Le parole di Matteo Renzi (“vinca il migliore”) sono il segno di una dissociazione da un’ipotetica sconfitta e il prologo di un eventuale regolamento di conti se le percentuali di Micari non saranno all’altezza delle aspettative. Un regolamento di conti dentro e fuori il partito, per esempio con Leoluca Orlando che ha portato in dote un candidato che non rappresenta un valore aggiunto e corre il rischio di essere dimezzato dal voto disgiunto. Fenomeno che dovrebbe riguardare, in fase attiva e passiva, tutti gli schieramenti principali, ma Micari, almeno sulla carta, sembra il più soggetto a pagarne gli effetti.

Se sognare non costa nulla, Claudio Fava ha ancora una notte a disposizione per visitare ad occhi chiusi le stanze del comando di Palazzo D’Orleans. Ha fatto un buon lavoro, la quota di sbarramento dovrebbe essere serenamente alla sua portata. E sogna addirittura di vincere il duello (quasi) in famiglia con Micari.

Rimane Roberto La Rosa, il capitano dei Siciliani Liberi. La cafonaggine di Lucia Annunziata gli ha regalato tardivamente quella notorietà prima negata. Non ha l’obbligo della vittoria e neanche quello dell’ingresso in Parlamento. Se dovesse, però, riuscirvi l’impresa avrebbe una portata storica.

Resta la considerazione più delicata dell’astensionismo. Il grado di maturità di un popolo si manifesta dalla percentuale dei votanti, le previsioni sono indirizzate verso l’indicatore dell’acerbo. Tutti pensano che il dato finale non dovrebbe discostarsi troppo da quello del 2012, quando più della metà dei siciliani preferì restare a casa. Se così fosse, domani sera avremmo sì un vincitore, ma su tutto svetterebbe la sconfitta della politica siciliana la cui crisi di credibilità sembra destinata a riproporsi ancora nei dibattiti post voto.

Giusi Diana

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