Fatti e misfatti dei giorni prima del voto

In principio fu il valzer dei corteggiamenti. A destra e a sinistra. Musumeci che balla da solo, Micciché che cerca di convincere Berlusconi a candidare chiunque tranne “l’unico pizzo amato dai siciliani”, Armao e Lagalla che si spalleggiano alla conquista della pole.

Non andava meglio guardando a sinistra. Grasso sì, ma forse anche no. Faraone, Lupo e Cracolici pronti a conquistare la candidatura alla prima poltrona di palazzo d’Orleans. I centristi e Alfano fermi sull’uscio di Raciti, chiedendo spazio e riconoscimento politico. Lo stesso che, dal Palazzo più ambito della politica siciliana, rivendicava Crocetta. E poi Navarra, che intanto serrava le fila di una candidatura indipendente senza mai negare la possibilità di fare “un passo di lato” in caso di candidatura più trascinante della sua. Poi vennero Fava e Micari, proprio negli stessi giorni in cui invece il centrodestra serrava le fila. Intanto Cancelleri e Di Maio proseguivano nel loro tour estivo, tra una foto con la maschera da sub e un aperitivo. Alla fine, il tanto atteso 5 novembre è qui e adesso. 

Ma cosa resterà di questa campagna elettorale?

Certamente l’ironia dei social (ma anche a mezzo stampa) sulla residenza di Claudio Fava, che già cinque anni fa aveva dovuto abbandonare il campo. E poi i transfughi dalla nave di Micari verso il porto che appariva più sicuro, targato Musumeci. La notte dei lunghi coltelli di via Bentivegna, quartier generale dei dem in salsa sicula, qualche dirigente che per ripicca fa sparire le firme di accettazione delle candidature, Guerini attaccato al telefono da Roma dalle 4 di notte alle 9 del mattino, il pasticciaccio della lista Micari a Messina, la candidatura del pupillo di Faraone, Tani Isaja, sfumata insieme a quella del governatore uscente, Rosario Crocetta. Il sondaggio Piepoli commissionato da Fava su un campione di 500 persone e liquidato dai dirigenti dem “un foglio trovato in un pacco di patatine”. Giancarlo Cancelleri che designa il suo primo assessore, Federica Argentati, all’Agricoltura, relegando la valida professionista al ruolo di sforna pagnotte (“La donna fa i figli, la terra dà i frutti”). E per un candidato pentastellato che ci regala un’immagine della donna relegata a un immaginario anni ’50, ecco invece la buttanissima femmina sicula, chiamata in causa da Vittorio Sgarbi, che nell’annunciare la sua candidatura alla presidenza della Regione (poi ritirata in cambio di un posto nella giunta di Musumeci), rivolge in favor di telecamera alle donne siciliane l’arcano dilemma: scegliete in base all’appetibilità sessuale, con quale candidato andreste a letto?

Ma finito il valzer degli schieramenti e delle candidature, ecco arrivare la stagione degli scivoloni, tra Cancelleri pronto a tendere la mano a una fetta di elettorato, sotto il richiamo dell’abusivismo di necessità e Micari che riporta invece in auge il progetto del ponte sullo Stretto (facendo infuriare – si dice – non poco il suo main sponsor, Leoluca Orlando).

Poi è partito il vero leitmotiv di questa campagna elettorale, quello degli impresentabili, tra una denuncia di Claudio Fava e una lista (con qualche grossolano errore) di Giancarlo Cancelleri. Fino ai ripetuti appelli all’Osce affinché scongiurasse il rischio di inquinamento del voto in Sicilia.

Una campagna elettorale senza esclusione di colpi, anche sulla parentesi rosa di Fabrizio Micari, che ha detto sì alla sua compagna, Giusy Lenzo, a dieci giorni dall’appuntamento con le urne. Una parentesi infelice, che ha fatto storcere il naso a molti big della coalizione, ma rispetto alla quale l’unico vero scivolone resta quello di un candidato all’Assemblea regionale, che in una nota di cattivo gusto ha invocato ben altri fiori, decisamente meno indicati alla circostanza.

E ancora, i confronti tra candidati, puntualmente saltati per i ripetuti forfait di Nello Musumeci. Fino alla resa dei conti tv dal salotto di Lucia Annunziata, una padrona di casa per niente elegante nei confronti del candidato indipendentista, liquidato con un “La Rosa, lei è talmente piccolo che dovrebbe ringraziarmi per averla invitata”. Uno scivolone gravissimo da parte della giornalista tv. E ancora Musumeci, in evidente difficoltà sul tema degli impresentabili, che liquida la vicenda al grido del “non votateli, certe cose le ho apprese dai giornali”. Intanto, sul fronte social, i maggiori scivoloni riguardano, da una parte, i tweet al vetriolo sul capogruppo dem alla Camera, Ettore Rosato, postati dall’assessore degnato da Cancelleri all’Energia, Angelo Parisi. Mentre sul versante del centrosinistra, ecco Micari chiedere ai suo elettori di credere in un “miracolo” possibile e chiudere la sua campagna elettorale dalla piazza un tempo animata da Don Pino Puglisi. Con una preghierina e un minuto di silenzio.

Oggi la parola è tutta in mano agli elettori, a cui resta l’immagine, da una parte, di un centrodestra separato in casa che chiude a Catania con tre iniziative separate alla presenza dei tre leader nazionali, Berlusconi, Salvini e Meloni, incapaci persino di salire sullo stesso palco a 24 ore dalla chiusura della campagna elettorale. Leoluca Orlando e Fausto Raciti, dall’altra parte, sullo stesso palco ci sono saliti. Ma il gelo tra i due leader della coalizione non è sfuggito a nessuno. Il giro della Sicilia. In appena 45 giorni. Comunque vada, a chi da domani sederà sulla massima poltrona di palazzo d’Orleans spetterà il compito di ricostruire.

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