Exit poll, è testa a testa Musumeci – Cancelleri

Sono soltanto exit poll, ma quello che si profila è un vero e proprio testa a testa tra Nello Musumeci e Giancarlo Cancelleri. La sfida sembra davvero essere all’ultimo voto, Comune per Comune.

È il quadro che si profila dall’analisi commissionata da La 7 e resi noti dalla tradizionale maratona Mentana. Nello Musumeci sarebbe dato tra i 36 e i 40 punti percentuali. Segue Cancelleri, che secondo le intenzioni di voto degli elettori siciliani si attesterebbe tra il 34 e il 38 per cento. Terzo Micari, tra il 16 e il 20 per cento, seguito da Claudio Fava, tra i 6 e i 9 punti percentuali. Tra lo zero e il due per cento, infine, l’indipendentista La Rosa.

È testa a testa anche secondo il dato sulle dichiarazioni di voto raccolto invece per lo speciale del Tg2, che vede Nello Musumeci tra il 40 e il 36 per cento, Giancarlo Cancelleri tra il 37 e il 33, Micari tra il 20 e il 16 per cento e Claudio Fava tra l’10 e il 6 per cento.

Fabrizio Micari è arrivato nel quartier generale di via Libertà a Palermo intorno alle 20.30 e ha già conversato coi giornalisti, in attesa della chiusura delle urne. Assente dal comitato il main sponsor di Micari, Leoluca Orlando, impegnato a Roma per l’inaugurazione di una mostra sui pupi siciliani, che però avrà luogo soltanto domani.

Non è nel suo quartier generale di Catania Nello Musumeci, che invece segue i primi dati su affluenza e dichiarazioni di voto in famiglia, nella casa nel Calatino. Claudio Fava ha votato a Catania e si starebbe dirigendo verso il comitato di piazza Sturzo a Palermo, mentre la base operativa dei Cinquestelle è attiva in via Ferdinando I a Caltanissetta.

A commentare gli exit poll, mentre in diretta tv a metterci la faccia è Davide Faraone, ecco invece una nota del primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, secondo cui “se i dati dello spoglio daranno lo stesso risultato degli exit pool, sarà la conferma di quanto ho sostenuto in questi mesi più volte: la divisione del centrosinistra non solo è perdente in termini elettorali, ma diventa uno degli elementi che contribuisce alla disaffezione degli elettori verso la politica e verso l’espressione del voto. Ciò indipendentemente da chi siano i candidati.”

A Fabrizio Micari va riconosciuto il coraggio che non ha avuto il presidente Grasso, di candidarsi alla presidenza con il centrosinistra. La candidatura di Micari è stata proposta da SI e Mdp, salvo poi cambiare idea. Alle scorse regionali il centrodestra prese il 40 per cento, se sommiamo Micciché e Musumeci, salvo poi alle nazionali prendere il 33 per cento. Chi fa una valutazione sulle nazionali a partire dalle regionali siciliane sbaglia e lo dimostrano i fatti. Fabrizio Micari non è stato lasciato solo e ha giocato benissimo la sua partita in grandi difficoltà, con un governo uscente non è stato il meglio e con una coalizione diversa da quella che avevamo immaginato. La sinistra si è sfilata per far danno a Renzi. E se la candidatura di Fava prende la stessa percentuale di allora, vuol dire che Mdp non ha portato alcun valore aggiunto”. Così il sottosegretario alla Salute, Davide Faraone, commentando i primi exit poll.

Pietro Grasso si è comportato in questa vicenda, e anche in quelle successive, con grande senso delle Istituzioni, rispettando il suo ruolo da seconda carica dello Stato. Faraone si dovrebbe preoccupare del fatto che una personalità come Grasso abbia scelto di lasciare il suo partito, insieme a migliaia di elettori a queste regionali. Cinque anni fa Orlando era con la sinistra e Alfano con Berlusconi. Oggi, se venissero confermati questi dati, con Orlando e Alfano dalla loro e dopo cinque anni di governo Crocetta, i dem perderebbero la metà dei voti”. Lo ha dichiarato il deputato di Sinistra Italiana, Erasmo Palazzotto, rispondendo alle parole del sottosegretario Davide Faraone.

Quando l’analisi delle interviste sugli exit poll è al 92 per cento, si allarga il divario tra Musumeci e Cancelleri, il primo dato tra il 36,5 e il 40,5 per cento, mentre Cancelleri resterebbe indietro tra il 33,5 e il 37,5 per cento. Invariate le percentuali degli altri candidati, mentre i dati sulle liste, per quanto da tutti ritenuti molto poco attendibili, danno comunque un quadro.

Il Movimento Cinque Stelle stacca tutti, con percentuali che dovrebbero attestarsi tra i 30 e i 34 punti percentuali. Segue Forza Italia, data tra il 13 e il 16 per cento. Diventerà Bellissima a rischio sbarramento, tra il 4 e il 7%, mentre la lista di Noi con Salvini e Fdi potrebbe stare in una forbice tra i 5 e gli 8 punti percentuali. Udc data tra il 6 e il 10 per cento, mentre i Popolari e Autonomisti rischiano lo sbarramento, attestandosi tra il 3 e il 6 per cento. Sul fronte centrosinistra, Pd dato tra il 9 e il 13 per cento, mentre le altre tre liste rischiano: tra il 2 e il 5 sia la lista Micari che quella di Alternativa Popolare. Il Psi invece si attesterebbe tra i 3 e i 6 punti percentuali. La lista Cento passi a sostegno di Fava sarebbe data tra il 5 e l’8 per cento, Siciliani liberi ancora una volta tra lo zero e il 2 per cento.