La chiusura di Fava da Corleone: “La Sicilia non è una terra rassegnata”

Non soltanto un passaggio simbolico. La chiusura, quella vera, di una campagna elettorale breve ma intensa, Claudio Fava l’ha riservata a piazza Bologni, a Palermo, la stessa piazza che ha fatto da sfondo alla campagna elettorale di Sinistra Comune alle amministrative del capoluogo. Eppure, prima del gran finale dal cuore di uno dei centri storici più grandi d’Europa, il vicepresidente di San Macuto ha voluto parlare da ben altra piazza, ben più piccola ma non per questo meno simbolica. “Cinque anni fa – ha detto da piazza Garibaldi a Corleone – Rosario Crocetta venne a parlare qui a Corleone e andò a parlare di rivoluzione abbracciando il busto di Placido Rizzotto. Cos’è rimasto di quella rivoluzione, a parte 48 assessori cambiati in cinque anni? Ecco, dobbiamo recuperare la sobrietà della proposta politica in questa Sicilia che nonostante tutto non è una terra di rassegnati e rassegnate”.

Claudio Fava torna sul tema del voto utile e della volontà espressa finora da almeno un siciliano su due di mancare l’appuntamento con le urne: “Rabbia e astensionismo – ammette – sono capricci e lussi che non ci possiamo permettere”.

“In questa campagna elettorale – aggiunge – vi hanno raccontato di ragazzi che se ne vanno perché costretti ad andarsene. Ma non vi parlano della precarietà come condizione di vita alla quale vi hanno costretti. Vi hanno proposto un anno, forse due da precari, in attesa di uno stipendio dignitoso. Poi invece gli anni passano, diventano 5, 10, 15 e tu resti precario. È quando una vita intera si è consumata aspettando di uscire dalla precarietà, che vi rendete conto di che condizioni sono state create per la Sicilia e i siciliani”.

Fava attacca i Cinque Stelle: “Vengono a proporvi il voto di rabbia, ma i problemi resteranno”. Parla degli impresentabili, dei candidati discutibili “in lista a insaputa dei candidati alla presidenza della Regione”, parla del figlio di Francantonio Genovese e del “signor padre che aspetta in platea l’omaggio della sua gente”.

Se le macerie siciliane sono “l’esito della rivoluzione promessa da Crocetta, è evidente che la risposta non poteva arrivare dall’abbraccio al busto di Placido Rizzotto”.

Fava ripercorre la campagna elettorale, gli incontri di piazza, da Castelvetrano a Scicli, fino a Catania. “Facciamo solo comizi, proviamo a parlare con chi ci ascolta e con chi non ci vuole ascoltare. Perché il vero voto utile è il voto libero, non il voto a me. Perché il voto libero è utile alla Sicilia, è utile agli agli elettori, è utile a restituire quote di sovranità, in risposta a chi pensa che il tema dell’onestà possa essere affidato soltanto al casellario giudiziario”.

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