Fava, 100 passi di marcia forzata

L’ultimo giro di valzer, terza puntata. Il candidato della sinistra balla da solo. E va alla ricerca di quei 100.000 voti che rappresentano il confine tra la vittoria e la sconfitta.

L’ultimo giro di valzer Claudio Fava se lo fa da solo. Ma non è questo il motivo dello sguardo pieno di malinconia che non è mai stato segno di un cattivo presagio, piuttosto un marchio di fabbrica. Nel gioco di dame e cavalieri ha sempre preferito evitare di fare coppia fissa con leader e leaderini e non da oggi. La sua metà politica non è il lider Maximo (D’Alema) e neppure Ottavio Navarra, con il quale ha condiviso questa operazione di sintesi di una sinistra che ha rifiutato il Pd ma ha saputo costruirsi, almeno per una volta, una comune identità, evitando di marcare le differenze ed esaltando le affinità. Di questa orchestrina jazz che suona ad orecchio uno spartito in fondo originale, Fava è il solista ideale. Bravino quanto basta per avere il nome in grassetto sui manifesti, ma capace di non oscurare i compagni che suonano accanto a lui. Fava si limita alle rifiniture che sono richieste ad uno del suo rango, la cui traduzione in Sicilia spesso significa avere quattro quarti di nobiltà antimafia.

Il suo assolo è il valore aggiunto, la capacità di parlare anche fuori dai recinti della sinistra. La capillare ricerca del consenso non può essere affar suo visto che buona parte della sua vita politica, dopo l’esperienza non esaltante della segreteria regionale dei post comunisti, l’ha vissuta lontano dalla Sicilia. Ha sempre detto che corre per vincere, forse l’unica nota stonata che è uscita dal suo strumento. Ma se ci si mette d’accordo su quale è la soglia della vittoria questa piccola bugia gliela si può perdonare. Superare lo sbarramento è il confine tra successo e sconfitta e se otterrà più del 5% buona parte del merito sarà suo. Altrimenti uscirà ridimensionata anche la forza evocativa del suo cognome e della sua storia familiare, così com’è già accaduto nel caso di Rita Borsellino in una precedente e analoga versione elettorale.

La costante di questa sfida è proprio questa: chi perde va in quiescenza, politicamente parlando. Sarà così per Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè e per Leoluca Orlando e Fabrizio Micari. E non farà eccezione Fava, l’ultimo storyteller di storie di legalità e riscatto sociale che sembrano interessare una parte esigua di quel 50% dei siciliani che si recherà alle urne. E quindi i necessari 100 passi – equivalenti ai circa 100.000 voti che serviranno per vincere la sfida – costeranno fatica quasi come una marcia forzata.