Elezioni in Sicilia: manca la normalità

rimangono 5 candidatiL’ultimo accesissimo match tra Donald Trump e Hillary Clinton, alla vigilia delle presidenziali americane, si consumò sulle questioni dell’aborto, dei diritti civili, delle armi, dell’assistenza sanitaria, dell’immigrazione e dei rapporti con la Russia. In Germania, in vista delle elezioni federali con due forti contendenti, la CDU di Angela Merkel e la SPD di Martin Shulz, i temi sul tappeto furono quelli della giustizia sociale, del mercato del lavoro, dei migranti e della doppia cittadinanza, degli investimenti sul trasporto pubblico e sulla scuola. In Austria, gli argomenti principali nella partita tra l’astro nascente dei Popolari Sebastian Kurz, il cancelliere uscente socialdemocratico Christian Kern e il leader della destra nazionalista Hans-Christian Strache sono stati la sicurezza, l’Europa, il fisco, il welfare e l’Islam. In Sicilia, consentiteci il raffronto, il punto centrale e comune della campagna elettorale dei maggiori rivali in campo, Fabrizio Micari, Nello Musumeci, Claudio Fava e Giancarlo Cancelleri è stato ed è quello dei cosiddetti “impresentabili”.

Qualcuno di loro potrà obiettare che non è così, che è colpa magari dei soliti giornalisti “tragediatori”, oppure che il programma di ognuno esiste, lo giurano, ma incolpevolmente se ne discetta poco. La realtà vera è emersa platealmente, ammesso che ci fosse stato bisogno di una conferma, nella recente diretta televisiva su Rai3 con Lucia Annunziata in cui – a parte la caduta di stile della conduttrice di “1/2 in più” nei confronti del candidato dei Siciliani Liberi Roberto La Rosa – abbiamo visto i contendenti accapigliarsi di brutto intorno alla faccenda dei personaggi con problemi giudiziari, antichi, attuali, diretti o per interposto familiare, nelle liste del centrodestra e, in misura minore, del centrosinistra. È normale? È normale che in una regione del Sud con elevati tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile, con una pubblica amministrazione sfasciata, con una sanità da girone infernale dantesco, con strade e autostrade ridotte a trazzere, con problemi immensi e irrisolti quali i rifiuti che ci sommergono e l’acqua diventata un bene prezioso a causa di una rete idrica fatiscente si pensa a bisticciare sugli“impresentabili”?

Sia chiaro, per capirci, la storia degli “impresentabili” è un’orribile storia, dannatamente importante al pari della persistente potenza e invasività della mafia. La domanda, per alcuni forse ingenua, è piuttosto un’altra: non sarebbe stato normale che le liste fossero composte da persone immuni da ombre e pesi di qualunque genere e misura? Mi pare di scorgere, in risposta, il sorrisino di scherno di dirigenti e capi bastone di partito dinanzi ai circa 140.000 voti (dato elaborato da Repubblica) portati in dote da discussi, indagati, inquisiti e condannati, elemento che sollecita parecchie domande sulla qualità anche degli elettori siciliani oltre che dei competitors e di chi li propone e li accetta. Sarebbe normale, al contrario, roba probabilmente da fessi sognatori, porsi il serio interrogativo di come riportare alle urne due milioni e mezzo di astensionisti. Se ci lasciamo trascinare sulla china della “anormalità”, però, rischiamo di rotolare rovinosamente.

Non è nemmeno normale, seppur lecito, che un assessore regionale, ovviamente candidato, firmi a una settimana dal voto un aumento in busta paga di 80 euro per 22.000 operai forestali; non è normale l’ulteriore proroga di sei mesi per i precari della sanità siciliana, un provvedimento, per carità, lecito, voluto adesso da un altro assessore regionale, ovviamente candidato, quando di assunzioni nella sanità siciliana, settore vitale con spaventose carenze d’organico, se ne parla da un po’, ma guarda caso ossessivamente solo nel tratto di fine legislatura; non è normale, seppur lecita, un’inaugurazione in pompa magna con tanto di ministro, a due settimane dall’apertura dei seggi, di un breve pezzo di ferrovia su un’intera rete risalente all’Unità d’Italia; non è normale che un candidato entri in una chiesa, prenda il microfono in mano, seppure invitato, e si rivolga ai fedeli presenti, conta nulla che non evochi le elezioni, ci mancherebbe; non è normale che in un comizio di chiusura un candidato gridi “Dio è con noi”, trascinando l’Onnipotente in una mediocre vicenda umana; non è normale che un candidato mantenga come assessore designato uno che si diverte a postare sui social messaggi “incendiari” contro un avversario politico; non è normale convocare “a tappo” una conferenza stampa per scagliarsi su un candidato all’Ars coinvolto in un’inchiesta giudiziaria senza però risultare indagato. Potremmo continuare. Già, la normalità, questa sconosciuta in terra sicula.

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