Ecco per chi vuoterò alle elezioni regionali in Sicilia

No, non è un refuso. Ho scritto vuoterò e volevo scrivere vuoterò. Io andrò a votare. L’ho già detto. Per quanto accasciato sui terribili destini recessivi del Paese, per parafrasare Leopardi, domenica mattina me ne andrò al seggio con Diego e voteremo. Non so cosa voterà lui.

Ma il bello è che, a 48 ore dal voto, non lo so nemmeno io. Non ancora. Ma a votare ci vado perché ogni volta che ci sono elezioni penso a quella prima volta che votai, a come mi sentivo bene, a come mi sentivo importante.

Allora non vedevo l’ora di andare a votare perché ero convinto che ogni volta ce l’avremmo fatta, che le cose sarebbero finalmente cambiate, che questo Paese avrebbe finalmente premiato i migliori. O, almeno, quelli che per me erano i migliori.

Adesso lo sapete che mi succede? Quando mi chiamano per votare (qualsiasi cosa, compresi condominio e referendum), mi scappa un pensiero: chi camurria! E mi dispiace perché mi pare un pensiero qualunquista e io non mi sento tale. Mi spingono nella cabina e mi ritrovo lì dentro con tanta voglia non più di votare ma di vuotare il sacco, di scrivere inutile parole di rabbia. La mia voce si è fatta sempre più tenue, sempre più indistinta, sempre meno ascoltata. Non perché io sia chissà quale guru. Parlo della mia voce come quella di milioni di persone che vivono qui e che quella voce non sanno più a chi affidarla.

Il mio problema non è quello di trovare cosa dire di male delle forze in campo, ma la tristezza di non riuscire a trovare come dire bene di qualcuna di esse. Ma così vince il meno peggio, il più precario, il più incerto, il più brevilineo. Io sono cresciuto con Berlinguer, con Moro, con Altiero Spinelli, con Nilde Iotti, con Tina Anselmi, con Romano Prodi. Ne basta un quarto di uno solo di questi per fare ombra sull’intero allevamento del vertice (vortice) politico italiano. [Leggi tutto]