“Meno male che Silvio c’è”. Berlusconi, un ritorno vintage

Berlusconi a Palermo, con Musumeci, Armao e Sgarbi
da sinistra: Vittorio Sgarbi, Nello Musumeci, Silvio Berlusconi e Gaetano Armao.
ph. Franco Lannino © Studio Camera

“Meno male che Silvio c’è”. Berlusconi saluta così Palermo dal palco del Teatro Politeama, introdotto dal commissario regionale Gianfranco Micciché. “Questa è la sua Sicilia, presidente – dice Micciché – la Sicilia vera che non la tradirà mai. Quella Sicilia che consentirà a Musumeci di diventare presidente e a Forza Italia di vincere”.

Silvio Berlusconi inizia il suo intervento partendo dalla politica estera: “Un giornalista americano mi chiedeva proprio adesso un’opinione su quadro internazionale. La mia paura più grande è quella di una guerra nucleare, perché l’atomica ce l’hanno 8 paesi tra cui la Corea del Nord con quel suo dittatore”.

Poi il discorso vira sull’Europa, con una spallata in direzione del M5S che non risparmia, però, anche l’alleato Salvini: “Sento molto spesso nei Cinque Stelle parlare male dell’Europa. L’Europa oggi non è quella sognata dai nostri padri, ma ha conseguito due traguardi fondamentali. Noi abbiamo raggiunto la pace, è un traguardo straordinario. Nelle nostre frontiere possono passare uomini e merci senza restrizioni. C’è tanto da fare, ma non lamentiamoci dei traguardi raggiunti da Europa perché pace e libertà di movimento danno già ragione all’esistenza dell’Europa“.

L’intervento, a questo punto, vira deciso sulle prossime elezioni regionali: “I numeri che ho trovato in Sicilia sono un disastro. Intanto l’indice di competitività imbarazzante. Diminuito il Pil, edilizia, industria. Debito pubblico aumentato. Disoccupazione giovanile al 57 per cento, solo 4 giovani su dieci lavorano. Terz’ultima regione per numero di neet. Per quanto riguarda le infrastrutture occupiamo penultimo posto in Europa ed è la regione con più cittadini che vivono lontano. Questo è ciò che ha lasciato il governo Crocetta, che ha derubato vostro futuro”.

“Credo che dobbiamo fare una riorganizzazione scientifica nel nostro Paese. A partire da tutti gli enti pubblici con cui ci troviamo ad avere a che fare. Io credo di avere raggiunto un programma per il Paese con una rivoluzione gentile“.

Secondo Berlusconi la gente non si fida della politica anche a causa dei “cambi di casacca. Ce ne sono stati 500 nell’ultima legislatura“.

Il cavaliere continua parlando di riforma della giustizia, anche se “mi hanno pregato di non parlarne in campagna elettorale, ma c’è una cosa che voglio dire: in Italia se un imputato in primo grado viene assolto, oltre il 90 per cento dei pm ricorre in appello. Deve essere cambiata l’istituto della custodia preventiva. Deve essere mantenuta solo per reati di sangue, altrimenti si istituisce la cauzione, come in America”.

Il suo intervento diventa un vero e proprio slogan elettorale per le prossime elezioni nazionali quando parla di sicurezza e di pensioni: “Antifurto, poliziotti di quartiere, telecamere di sicurezza. I nostri soldati sono 100 mila, sarebbero felicissimi di impiegare il loro tempo nelle nostre città, per la sicurezza di chi ne ha bisogno. Avevamo portato la pensione minima a un milione di lire, garantiremo pensione minima a mille euro.

Poi ritorna sul voto del 5 novembre: “Quando penso a una Sicilia che deve diventare moderna, prospera, non riesco a immaginare che voi siciliani la mettiate in mano ai Cinque Stelle”. 

Se non vi sembrano candidabili – conclude Silvio Berlusconi –  non li votate. Noi abbiamo messo in campo degli uomini giusti, che voi sceglierete. Forza Italia sarà alla testa della coalizione e sosterrà Musumeci, garanzia di competenza e di esperienza. Non è mai stato oggetto neppure di un avviso di garanzia. Accanto a Nello, Gaetano Armao all’Economia. E poi Vittorio Sgarbi ai Beni Culturali. Abbiamo gli uomini giusti e un programma giusto per far ripartire la vostra isola. Vi do un mandato, se siete qui è perché ci credete. Ciascuno di voi cerchi almeno 10 amici che non vogliono andare a votare e convincerli”.

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