Ma come è speciale questo statuto?

Risorsa o palla al piede per la Sicilia e i siciliani? Il dilemma, attorno allo statuto speciale, è tutto lì. Negli anni il dibattito pubblico si è spesso riaperto rispetto al tema della autonomia speciale di cui gode l’Isola. Un’autonomia che avrebbe dovuto fare da volano per l’economia, ma che molto spesso è stata utilizzata soltanto per creare nuovi rivoli, nuovi bacini, nuovi capitoli di spesa delle finanze pubbliche. Dopo aver affrontato il tema dei rifiuti e quello dell’abusivismo, i cinque candidati in corsa per la prima poltrona di palazzo d’Orleans tornano a confrontarsi dalle pagine del Gazzettino di Sicilia, questa volta ragionando sul tema dell’autonomia.

Secondo il candidato pentastellato Giancarlo Cancelleri, “è fondamentale garantire e riaffermare il riconoscimento della ‘specialità‘ in favore della Sicilia, che trova fondamento nello Statuto della Regione Siciliana. Per questa ragione, proporremo a Roma la valorizzazione di un sistema tributario, prevedendo che il gettito dei tributi che incidono economicamente sulla ricchezza prodotta dai siciliani e dai soggetti che operano in ambito regionale, sia destinato a finanziare la Regione”.

Intendiamo dare una vera possibilità al nostro Statuto – sottolinea ancora Cancelleri -, valorizzarlo e utilizzarlo in favore dei cittadini, quindi per migliorare le condizioni di vita dei siciliani e delle siciliane, per aumentare l’occupazione, per favorire l’integrazione regionale e potenziare la dimensione mediterranea”.

Ad attaccare l’uso che in passato è stato fatto dello statuto speciale è invece Claudio Fava, secondo cui “tutti i precedenti governi regionali, specie quelli più vicini nel tempo – Cuffaro, Lombardo, Crocetta – hanno sprecato colpevolmente le potenzialità conferite alla Sicilia dallo Statuto speciale. Una prerogativa costituzionale gettata al vento. Sarebbe stato sufficiente aprire una vertenza permanente con lo Stato centrale per far pesare, nelle scelte di politica economica e sociale, i bisogni e le necessità dell’isola. Invece, questa garanzia costituzionale è stata messa da parte attuando politiche di rapina delle risorse siciliane salvo poi a intraprendere processioni umilianti a Roma per assicurarsi solo quei versamenti indispensabili per non far saltare il banco. L’Autonomia è una cosa seria da non lasciare nelle mani di vecchie camarille o di sprovveduti giovinotti con la pretesa di apparire statisti da “miracolo italiano”, magari confezionato in appositi uffici del Nord”.

Paralizzato”, invece, secondo l’indipendentista Roberto La Rosa lo Statuto, a causa delle “sentenze abrogative della Corte Costituzionale. Per “scongelarlo” – sottolinea La Rosa – non c’è altra strada che proporre due leggi all’Ars, una costituzionale e una ordinaria, che diano interpretazione autentica allo stesso e immediata attuazione con legge dello Stato, e portare ancora avanti i confini dell’Autonomia sino alle soglie dell’indipendenza. In una parola il Progetto ZES (Zona Economica Speciale), che prevede, tra l’altro, la ricostituzione di un giudice terzo, l’Alta Corte, per i conflitti di competenza tra Stato e Regione. Le leggi-voto, poi, sarebbero sottoposte a referendum popolare consultivo, per rafforzarne il percorso di approvazione in Parlamento”.

In ogni caso, l’autonomia è senz’altro “un valore”. Però “bisogna vedere come la si utilizza”. Ne è convinto il candidato di centrosinistra, Fabrizio Micari, secondo cui “troppo spesso abbiamo utilizzato l’autonomia per complicarci la vita”. Invece Micari si dice convinto dell’importanza di “recepire le normative nazionali, con la possibilità però di potere fare adattamenti migliorativi. Purtroppo, però, non sempre è stato fatto così”. E poi i tempi, che spesso hanno comportato lungaggini nell’iter parlamentare delle norme in discussione all’Assemblea. Su questo punto Micari non ha dubbi: “serve una regola che argini certi meccanismo. Per esempio una norma che preveda che se entro sei mesi una normativa nazionale non viene  recepita, allora entra in vigore così com’è stata approvata dalle Camere”.

Persino Musumeci ammette, infine, che sarebbe “inutile far finta di non sapere che l’uso distorto dell’autonomia regionale ha costituito spesso un alibi per certa politica. Anche per questo da tempo l’Autonomia siciliana è la grande malata di questa Regione. Non ho alcuna gelosia per quanto avvenuto in Veneto e Lombardia, dove hanno tutto il diritto di manifestare protezione e rispetto per quel che viene prodotto, per quel che di virtuoso viene originato da impegno e sacrifici. Noi non abbiamo difficoltà a riconoscere che lo Statuto è stato applicato in modo distorto, ma allo stesso tempo abbiamo il sacrosanto diritto ad avere restituito ciò che il centralismo romano nel tempo ha trattenuto. Ricordiamoci, poi, che lo Statuto regionale è stato varato nel 1946, l’Italia era ancora un Regno, non esisteva l’Unione Europea. È ovvio che debba essere adeguato alle trasformazioni del contesto nazionale e internazionale”.

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