La Sicilia dei rifiuti

Il tema resta lo stesso di sempre: inceneritori sì o no? Quando si tratta di rifiuti, tutti i programmi elettorali partono dallo stesso presupposto: incrementare la differenziata e dare nuova vita al ciclo dei rifiuti. In una Sicilia con una riforma del sistema di gestione della monnezza appesa al palo da anni, che è rimasta nero su bianco in una legge pubblicata in gazzetta, con una media di raccolta di differenziata ferma al 20 per cento, con le vasche delle discariche ormai al collasso e scandali su scandali che si sono susseguiti negli anni, uno dei primi temi che il nuovo governo regionale dovrà affrontare è certamente quello legato alla destinazione dei rifiuti.

“Da 18 anni – attacca Claudio Fava – in Sicilia c’è un’emergenza rifiuti. In tutto questo tempo si è discusso se fare i termovalorizzatori oppure puntare sulla raccolta differenziata, ma poi non è stato fatto assolutamente nulla”.

“Siciliani Liberi”, invece, si ripropone di liberare la Sicilia dai “comitati d’affari e dalle logiche emergenziali – sottolinea Roberto La Rosa – che hanno sempre guidato questo settore. Il problema non è solo ambientale o di costi; se non si risolve è lo stesso turismo ad esserne compromesso”.

“La tutela dell’ambiente – sottolinea invece Giancarlo Cancelleri – è da sempre stata in cima alle nostre priorità, necessaria per la salvaguardia della salute umana, per la tutela e valorizzazione della nostra terra, dei nostri paesaggi e della biodiversità”.

Secondo Fabrizio Micari, intanto bisognerà far fronte “all’emergenza che si dovrà affrontare subito”. A partire proprio dalla differenziata, “incrementandola e predisponendo gli impianti, per fugare il rischio che l’indifferenziato finisca nelle discariche, che sono ormai sature. E non ci sono autorizzazioni per eventuali scavi di nuove vasche”.

“Mutuare le esperienze positive che ci giungono dall’area mitteleuropea” è invece, in estrema sintesi, il disegno di Nello Musumeci rispetto al tema dei rifiuti. Altrove sono una risorsa, “devono diventarlo anche da noi in Sicilia”. Differenziata, sicuramente, recupero e riutilizzo dei materiali finiti finora nei cassonetti. Un nuovo ciclo virtuoso dei rifiuti. Certo, però, da qualche parte quel che non si può differenziare va dirottato da qualche parte. “È evidente – ha ammesso in diverse occasioni Musumeci – che il nostro sistema di discariche è al collasso. Bisognerà trovare una soluzione”. Ma il nome inceneritori, l’aspirante governatore evita rigorosamente di pronunciarlo.

Chi lo pronuncia è invece Fabrizio Micari, che osserva che “nel medio termine, d’intesa con i Comuni, bisognerà potenziare differenziata, assicurando una qualità migliore del rifiuto. A quel punto serviranno nuovi impianti di compostaggio, mentre per l’ultima fase del ciclo dei rifiuti bisognerà immaginare degli impianti, o inceneritori o termovalorizzatori. Io non ho nulla in contrario”.

Non è dello stesso avviso Fava, secondo cui “l’incenerimento non è la soluzione al problema rifiuti, è un problema in più nella questione rifiuti: bruciare i rifiuti è costoso per i cittadini (il “rifiuto del rifiuto” sono ceneri velenosissime che vanno smaltite in discariche speciali a costi esorbitanti) ed è pericoloso per la salute.

La risposta all’emergenza rifiuti è l’inizio del cammino verso l’economia circolare, cioè quell’economia in cui il rifiuto non esiste perché tutto viene progettato e prodotto al fine di essere riutilizzato o riciclato”. Contrario agli inceneritori anche La Rosa, che dice un secco no, così come Cancelleri, che aggiunge: “è necessaria la predisposizione di un Piano Rifiuti che stabilisca il fabbisogno impiantistico necessario per provvedere in maniera efficiente e virtuosa, nel pieno rispetto del concetto di economia circolare, alla gestione dei rifiuti, eliminando quindi qualunque forma di autorizzazione o finanziamento per la costruzione di inceneritori, recependo coerentemente e in modo definitivo le direttive comunitarie in materia di rifiuti”.

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