Finalmente è il Palermo di Nestorovski

“Ah, sì?… Nella prima mezz’ora abbiamo preso una traversa e il portiere del Palermo ha fatto una super parata… Ma lei che partita ha visto?”.

Gianpaolo Castorina è giovane e il sangue gli bolle nelle vene, così se la domanda non gli va a genio risponde per le rime e non le manda a dire.

A fine partita, in conferenza stampa, gli avevano chiesto se il rigore avesse steso al suolo la sua Virtus Entella e perché aveva stentato anche prima.

Poi, però, si dà una sistematica e riconosce i meriti del Palermo “squadra di alto spessore, che comunque noi abbiamo affrontato a viso aperto!”.

Quarant’anni, una vita passata all’Entella, prima da giocatore, poi da allenatore della primavera e da quest’anno della prima squadra. Insomma, un tifoso del suo team oltre che il mister. Si può capire perché abbia reagito così vibratamente ma, se lo accetta, voglio dargli un consiglio: “Ne ascolterai a bizzeffe domande del genere, devi farci l’abitudine e non farti inutilmente il sangue amaro. Alla fine, comunque, mi sono alzato e ti ho stretto la mano perché in questo mondo del calcio sempre più di cartapesta, uno come te che reagisce di pancia, mi sta non solo bene, ma benissimo!”.

Ma andiamo al pomeriggio e alla bella partita del Palermo, finalmente in grado di sciorinare quel calcio che in serie B non può che far la differenza. E che a darvi l’impulso maggiore sia stato il suo capitano e leader Ilija Nestorovski non è un caso: c’era solo da aspettarlo dopo le prime partite in sordina, nelle quali sembrava più un paracarro che quel rapace d’area di rigore che ben conosciamo.

Bella partita, dicevo, per merito del Palermo ma anche della Virtus Entella di Castorina, che gioca un bel calcio. Lo si è visto sin dai primi minuti quando, pur tenendo abbastanza bassa la linea di centrocampo, era pronta a ripartire con i vari Crimi, De Luca, La Mantia, Troiano. E ci ha fatto passare due momenti di vera paura: al 7’ con un fendente rasoterra di Crimi (su banale errore di Jajalo) che ha costretto Posavec ad una grande parata e al 17’ con la traversa di Troiano, su punizione a giro, sempre di Crimi.

La paura ha svegliato il Palermo, che fino ad allora sembrava uguale a quello inguardabile visto con il Novara e il primo a suonare la carica è stato il capitano, che si è avvicinato a Coronado chissà che gli ha detto… Io so solo che il brasiliano – è il 19’ – si avventa su un avversario, gli strappa la palla e fila via verso Jacobucci: tiro di interno a giro e palla che si stampa sulla traversa. È il segnale della riscossa: 20’, ’Chochev col suo sinistro felpato lancia nello spazio Nestorovski, che resiste alla carica di Benedetti, e tira forte rasoterra: Jacobucci risponde da par suo, deviando in angolo. Quarant’anni e non dimostrarli. È il 21’: batte l’angolo Coronado, la parabola è forte e nel mucchio selvaggio che si forma nell’area piccola biancoceleste l’arbitro vede la cintura di Pellizzer su Rispoli. Rigore e trasformazione impeccabile di Nestorovski. 1-0 per il Palermo e la partita da bella diventa bellissima. La Virtus Entella cerca di reagire ma il Palermo è una furia e non molla una palla ch’è una.

La ripresa è tutta colorata di rosanero, rispuntano anche le bandiere sia in Curva Nord che in Curva Sud. Al 2’ della ripresa un altro fallo di Benedetti, ancora su Rispoli (che non è ancora il vero Rispoli ma di certo non si risparmia mai e parte sempre all’attacco, come deve fare un “esterno” in una squadra che gioca a tre in difesa) provoca una punizione dai venticinque metri. Distanza e posizione fanno pensare a Coronado, invece si fa avanti Nestorovski e quando decide lui, gli altri fanno un passo indietro. Il suo sinistro è una favola: la palla s’infila all’incrocio dei pali con Jacobucci che può solo guardarla.

2-0 e partita chiusa? Nient’affatto. Il Palermo potrebbe segnare altre due-tre volte con il subentrato Embalo (a Coronado), con Rispoli, con Chochev, con Nestorovski. Come dire che, dopo la figuraccia ad opera del Novara di Corini, il Palermo ha imparato la lezione e cambiato mentalità: le partite cominciano quando l’arbitro fischia una volta sola e finiscono quando fischia tre volte. Tutti lo sanno ma spesso lo dimenticano. Così è stato con l’Entella e, in vista delle due trasferte consecutive a Pescara e a Cremona, è bene che i ragazzi di Tedino non lo dimentichino più. Anche se, nell’una e nell’altra trasferta, non sa nemmeno lui come rimediare alla falcidie degli “esterni”: ieri si è rotto anche Morganella e visto che Rolando e Aleesami sono out Tedino dovrà inventarsi qualcosa per rimediare.

Ma l’ex allenatore del Pordenone non cerca mai alibi e non cerca mai alibi: “Mi spiace per Morganella, che la sfortuna non vuole lasciare in pace. Stavolta ho chiesto a Fiordilino di non farlo rimpiangere e lui, pur non giocando nel suo ruolo, ha fatto interamente il suo dovere. È un ragazzo d’oro e se glielo chiedesi giocherebbe anche in porta. Sono orgoglioso di lui. Come degli altri. Come di tutti. Sempre, perché hanno sbagliato una volta e li hanno crocifissi, ma loro sono bravi, sono forti dentro e guardate la reazione, prima a Carpi e oggi con l’Entella. Sì, sono orgoglioso di loro. E fortunato”.

Così è Tedino: un uomo semplice che desta fiducia e sicurezza. Cosa volere di più da un allenatore?

P.S. dedicato a Morganella. È il veterano del Palermo. Resiste da sette anni a tutti i “repulisti” operati da Zamparini . Non ha i piedi di velluto, tutt’altro ma sputa sangue su ogni palla. E lotta e corre e sbaglia… E sbaglia… Ma mai nessuno potrà dirgli che tira indietro la gamba. E infatti, prima un cesenate croato gli spaccò naso e zigomi, poi Mario Rui, ex Empoli, gli fracassò un ginocchio. E oggi di nuovo. Cos’altro deve ancora toccargli per meritarsi un po’ di affetto, oltre che rispetto, dai tifosi?

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