La Sicilia degli abusivi

È stato forse il primo vero terreno di scontro di questa campagna elettorale giocata fin qui piuttosto sottotono dai candidati alla presidenza della Regione. Ma nella stagione delle ruspe, che hanno cominciato ad abbattere le costruzioni non in regola lungo le coste siciliane, le parole di Giancarlo Cancelleri sull’abusivismo “di necessità” hanno dato il via a un animato scontro tra i competitors in corsa per la prima poltrona di palazzo d’Orleans.

Secondo il candidato pentastellato, che prova ad aggiustare il tiro rispetto alla posizione “morbida” nei confronti di chi ha costruito infischiandosene dei vincoli previsti invece dai piani regolatori, è necessaria l’istituzione di un fondo regionale di rotazione, “destinato a concedere ai Comuni anticipazioni sui costi concernenti gli interventi di demolizione di opere abusive e di ripristino dello stato dei luoghi”. E poi dal quartier generale dei Cinque Stelle si pensa a una “interfaccia telematica per il disbrigo delle pratiche di rilascio dei titoli abilitativi edilizi”, al fianco della programmazione di interventi di riuso “per l’avvio degli eventuali progetti di partenariato sociale sui singoli beni”.

Ma se Cancelleri, insomma, addrizza il tiro, è l’indipendentista Roberto La Rosa a tornare sul tema della “necessità”, sottolineando come sia necessario “gestire con intelligenza il settore e distinguere ciò che è magari solo formalmente abusivo da ciò che è sostanzialmente obbrobrioso, anche se “sanato”. Bisogna distinguere tra gli abusi minori, per i quali non c’è emergenza e quelli più gravi, per i quali non c’è alternativa agli abbattimenti; tra quelli recenti, per i quali si può solo anteporre l’interesse pubblico, anche con l’ausilio della forza pubblica e in maniera centralizzata, per non lasciare esposti i sindaci, e quelli remoti o di necessità, per i quali si può e si deve pensare piuttosto a una riqualificazione. In ogni caso le coste devono essere restituite alla fruizione pubblica, anche con opere di rigenerazione urbana, e con espropri per pubblica utilità”.

Ad attaccare l’avversario politico è invece Claudio Fava, secondo cui Cancelleri avrebbe “strizzato l’occhio a chi ha infranto la legge nascondendosi dietro alla povera gente che si è fatta casa in economia. La legge non deve essere matrigna, ma non può neanche ignorare chi ha devastato il nostro territorio con ville o altre costruzioni mostruose sia sulle coste sia nell’entroterra. Si deve invece capire che l’abusivismo danneggia tutti e che non ha senso promettere che la Sicilia sarà bellissima e poi approvare a Palazzo dei Normanni una norma, fortunatamente bloccata dal governo nazionale, per aggirare le leggi a tutela del paesaggio”.

Secondo Fava, “se si vuol avere cura del territorio e del paesaggio, va avviata una fase di progettazione e di consenso tra enti locali e popolazioni per contribuire al risanamento e alla difesa del suolo, senza dimenticare i guasti che sono stati prodotti e che hanno spesso portato a catastrofi pagate dai siciliani sulla loro pelle”.

Anche Nello Musumeci non si fa sfuggire l’occasione per attaccare Cancelleri, certo che “non esista l’abusivismo di necessità, mentre esiste, eccome, la latitanza del potere politico. In Sicilia le case abusive sono a volte le seconde case”. Sulle ruspe, invece, Musumeci ha più volte evidenziato come ci siano alcuni miti da sfatare: “il compito di individuare la casa da demolire non è degli amministratori locali, è il Ministero della Difesa che costituisce il comitato regionale per le demolizioni. In Sicilia è stato costituito a ottobre dello scorso anno e non si è ancora riunito”.

Più moderato, infine, Fabrizio Micari, che però sottolinea come “la Sicilia e i siciliani hanno pensato che in assenza di regole o con poche regole si possa vivere meglio. Io la penso diversamente. Se riusciamo ad avere un sistema con delle regole, sicuramente sarà un bene per tutti”. E le ruspe? “La legge – conclude il rettore dell’Ateneo palermitano – va rispettata, su quello non ci sono dubbi”.

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