Sono un prof non sono un collaborazionista

Una volta questo atteggiamento si sarebbe chiamato collaborazionismo. E io non intendo collaborare con chi della scuola ha fatto e continua a fare carne da macello. Non l’ho mai fatto e non lo farò. Fino a che le cose non cambieranno. Se allo stato interessa esclusivamente avere le carte in ordine rispetto ai partner europei e a fronte delle direttive che arrivano dall’Europa, faccia pure. Io non gioco. No, niet, nada!

Anche perché, a cascata, questo atteggiamento finisce per essere anche quello di chi, perfettamente (o imperfettamente) integrato nel sistema, si adopera perché il meccanismo funzioni, essendone ritenuto il responsabile finale. Il dirigente scolastico, quello che una volta era chiamato preside.

La scuola è solo lontanissima parente di quella di trenta, quaranta anni fa. Questa distanza esiste sul piano normativo, giuridico. I compiti, l’organizzazione, le mansioni a cui gli operatori vengono chiamati esprimono tutta la complessità del sistema. Ma, come dicevo qualche giorno fa, spesso le scuole, intese come singole istituzioni, versano in condizioni che si possono definire penose dal punto di vista edilizio, della sicurezza, delle dotazioni igieniche (la CARTA igienica…), tecnologico.

Non credo di esagerare se dico che in molti casi le scuole restano aperte grazie alla buona volontà degli insegnanti che, contrariamente all’opinione oggi diffusa, danno più del dovuto contrattuale. Molto di più, a volte. In cambio di poco o nulla. Il ruolo di segretario dei consigli di classe, che di per se non costituisce di certo un impegno massacrante (bisogna riconoscerlo…), se pagato a 17 € lordi, e cioè circa 10 netti, che se lo assumano i presidi! È oltraggioso.

Se il dirigente ti vuole come responsabile di un laboratorio, tu accetti, ma non sai quanto sarai pagato per svolgere la funzione nel momento stesso in cui ti viene proposta, né quante ore ti saranno riconosciute, poiché tutto questo dipenderà dalla contrattazione d’istituto, sei un fesso! Se devi fare dei lavori in casa e chiami una ditta, non credo che il titolare darà inizio ai lavori se non avete ancora pattuito e messo per iscritto il compenso dovuto. Non è che gli dici: “Vabbè, poi vediamo…”.

Se accetti di fare le supplenze (ore eccedenti) perché “altrimenti che facciamo, chiudiamo la scuola?”, e di ore ne fai, per esempio, venti in un anno, ma poi ti si dice che te ne possiamo pagare dieci, un forfait, perché non ci sono i soldi, allora sei molto più che un fesso! E, credetemi, è successo.

Potrei fare molti altri esempi dai quali si deduce che quella che si tende a definire come “azienda” quando fa comodo a qualcuno, dell’azienda non ha proprio un fico che sia pur secco! Un’azienda con questi (e molti altri) margini di approssimazione nella gestione di budget, risorse, siano esse umane o disumane, strutture e quant’altro, non può ragionevolmente attendersi di produrre utili. Ed invece la scuola, nella maggior parte dei casi, riesce nel miracolo! Riesce a far si che la zucca si trasformi in carrozza, il ranocchio in principe, ecc…

Ma per favore, non chiamatela azienda, mi viene da ridere! È solo un carrozzone, una rappresentazione fisica di ciò che è nelle carte. Se va in qualche modo avanti è solo grazie alla disponibilità di insegnanti che la mandano avanti, spesso a costo zero per l’amministrazione.

Il punto è proprio questo. Siamo trattati di merda dallo Stato, nostro datore di lavoro, dalla comunità che non ci riconosce più un ruolo, anche a causa del populismo che negli ultimi venti anni ha riempito le teste (vuote) degli italiani con slogan, parole, luoghi comuni.

Ma i miei colleghi sanno quanto guadagna un insegnante in Australia? Non ve lo dico perché non ci credereste…

Se tutti noi ci limitassimo a fare/dare quanto previsto dal contratto nazionale e ci rifiutassimo (come è nel nostro diritto) di eccedere tali limiti, la scuola potrebbe davvero prepararsi a chiudere i battenti. Ed allora, forse, qualcuno lassù dovrebbe cominciare a considerare la questione in modo diverso. Sbagliamo quando “collaboriamo” a fronte di retribuzioni aggiuntive ridicole rispetto al monte ore per cui ci impegniamo! Continueranno a pisciarci in testa, tanto sanno che il collaboratore (per me più collaborazionista che collaboratore) lo troveranno sempre. Bloccare tutto. Ecco cosa dovremmo fare! I viaggi di istruzione non si fanno? Pazienza! Chi ha mai ricevuto un compenso aggiuntivo per aver accompagnato gli alunni in viaggio? Dove finisci per lavorare non cinque o sei ore, ma a volte 20 ore su 24, con responsabilità mostruose, per le quali nessun preside né genitore mi ha mai detto: “Grazie professore per quello che ha fatto e per aver riportato indietro mio figlio sano e salvo!”. Come se fosse dovuto!

La colpa è nostra se non siamo più nessuno.

Vabbè, per questa volta ve lo dico, va…

Una collega (il cui marito dev’essere evidentemente molto benestante) mi ha raccontato che quest’estate ha trascorso quasi un mese in Australia. Gli insegnanti guadagnano più o meno 9.000 € al mese…

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