Musumeci: “Non sono fascista, sono perbene”

“Fascista è una parola consegnata alla storia, non è più una categoria della politica”. E fedele alla sua etichetta di rossonero auspica una collaborazione con il centrosinistra. “Anche se a nessun albero si può chiedere di rinnegare le proprie radici…”

Nello Musumeci fa outing. Senza mascherare un visibile imbarazzo, risponde nell’unica maniera possibile alla più provocatoria delle domande.

  • L’hanno definita un fascista perbene. Primo fra tutti, Francesco Merlo che sul Venerdì di Repubblica ha tracciato un affresco perfetto che però girava proprio su quella definizione.
  • Se dovesse rinunciare ad una delle due parole, cosa cancellerebbe, fascista o perbene?

“Non ho dubbi, tengo perbene. Peraltro fascista non è più una categoria della politica, la parola è stata consegnata alla storia”.

Inutile sottolineare la portata della risposta, perchè del suo essere fascista i seguaci, non solo catanesi, hanno fatto un punto d’orgoglio. E la celerità della risposta, partita come uno schioppo dopo due secondi di stupore, fa comprendere che o Musumeci non si sente veramente più fascista dentro, oppure sa dissimulare davvero bene. Delle due l’una, ma in entrambi i casi il suo elettorato, quello stretto, ancorato agli ideali della destra sociale, non ha ricevuto una bella notizia.

Nella sfrenata corsa a chi è più centrista, chi rischia di più è proprio Musumeci che, all’interno delle sue liste, ha una frangia estremista – dai leghisti a Casa Pound – che non trova eguali negli altri schieramenti. Non ha questo problemi Fabrizio Micari che alla sua sinistra ha tracce di scudocrociato, né tanto meno Cancelleri che conta sul blocco più monolitico esistente dopo la diaspora dei nutiani.

Il suo “non sono fascista”, pronunciato nel forum con il mondo del sindacato tenuto oggi nella sede della Cisl regionale, qualche smottamento potrebbe crearlo, anche se potrà ampiamente essere compensato da quelle fasce sempre più palesi di insospettabili che dalle altre sponde farebbero convergere consenso verso il vincitore annunciato. Il passato nelle Acli consente a Musumeci di fiutare l’altro pericolo, quello che può essere associato alla sindrome del conclave: si entra papa e si esce cardinale.

“È un problema che non mi pongo – è la sua replica – . E’ l’ultimo capitolo della mia carriera, il mio desiderio è quello di aiutare la mia terra ad uscire da questa crisi che sembra irreversibile ed invece è solo accentuata da recenti esperienze di governo a dir poco insufficienti”.

Fedele ai colori di Silvio Berlusconi, l’azionista di riferimento della sua coalizione, Musumeci ha rievocato l’etichetta che per anni gli hanno appiccicato addosso. Lo chiamavano il rossonero…

“Destra e sinistra sono categorie un po’ logore. E se sarò presidente auspico una collaborazione estesa perchè l’obiettivo comune è lasciarci la crisi alle spalle. Dicono che molti a sinistra voteranno per me? Sarebbe un bel segnale. Certo, poi a nessun albero deve essere chiesto di rinnegare le proprie radici…”

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