Sentite Minaldi: “Il voto d’opinione premierà Cancelleri. Mentre il clientelismo…”

“La costruzione di queste liste elettorali dimostra in maniera inequivocabile che ancora una volta il ceto politico uscente ha preservato se stesso, a scapito delle liste e del loro risultato complessivo“. Ne è convinto Giancarlo Minaldi, politologo e docente universitario all’Università Kore di Enna, secondo cui le dinamiche nel centrodestra, così come le cronache della notte dei lunghi coltelli in via Bentivegna (sede del PD siciliano) dimostrerebbero che “il nodo è stato quello di inserire pochi nomi fortissimi, al fianco di candidature debolissime. Dietro questa protervia, infatti, si nasconde il venir meno di qualsiasi forma di coordinamento, delle stesse forme organizzative alla base dell’esistenza dei partiti, trasfigurati in labili federazioni di notabili sempre più delegittimati perché non più in grado di aggregare interessi e mobilitare risorse”.

A proposito dei sondaggi rimbalzati da un comitato all’altro, da un quotidiano all’altro, Minaldi osserva: “Uno che a mio avviso potrebbe rispecchiare il quadro è quello curato dall’istituto Demos, che vede un testa a testa sia per la prima posizione, tra Musumeci e Cancelleri, che per la terza, tra Micari e Fava. Non mi convince invece il dato sull’affluenza, che secondo quel sondaggio si attesterebbe sopra il 70 per cento. Sinceramente mi pare un dato irrealistico, credo che ci si discosterà di poco da quel 48,7 per cento di elettori che 5 anni fa hanno tenuto fede all’appuntamento con le urne. E se l’affluenza dovesse non discostarsi troppo da quella di cinque anni fa, Cancelleri e Fava potrebbero ottenere risultati migliori rispetto a quelli fotografati dal sondaggio, vincendo le elezioni il primo e sorpassando il candidato del centrosinistra il secondo”. Complice anche, da una parte, il gap di popolarità di cui gode Micari e, dall’altra, il pasticciaccio degli impresentabili, che rischia di far perdere terreno a Musumeci sul versante del voto d’opinione.

“Bisogna anche considerare – sottolinea ancora il politologo – che il voto al Movimento Cinque Stelle non è più soltanto di protesta, ma si è trasformato in voto ideologico, di appartenenza. E, d’altronde, di
fronte al rischio di un ritorno del centrodestra al governo, l’elettorato di sinistra e di centrosinistra più
consapevole e informato, al netto di un’astensione molto elevata, potrebbe esercitare diffusamente l’opzione della second choice: un voto strategico verso il candidato alla presidenza del M5S. Un voto che peserebbe in misura direttamente proporzionale al tasso di astensione”.

Così, secondo l’analisi del politologo, l’elettorato dei candidati più a sinistra del Pd potrà o andare verso l’astensione, oppure dividere il voto, convergendo per la corsa a palazzo d’Orleans verso Cancelleri. “In ogni caso – continua Minaldi – sono convinto che l’elettorato d’opinione potrebbe orientarsi molto meno verso Musumeci e molto più in direzione di Cancelleri”.

Ma il vero dato che caratterizza questa stagione elettorale, attraversata dalle amministrative, dalle regionali e a breve dalle politiche, sarebbe costituito secondo l’esperto dal fatto che “il consenso clientelare strutturato ha perso i connotati di massa che il fenomeno ha avuto nella prima Repubblica e che in Sicilia ha mantenuto nei primi anni duemila“.

Insomma, la vera crisi sarebbe quella del “clientelismo come fenomeno di massa, in grado di distribuire benefici visibili e divisibili, e dunque remunerabili in termini elettorali”. In soldoni, secondo il politologo, “le modalità di ricerca del consenso rimangono le medesime, ma sortiscono effetti decisamente ridimensionati. Il sensibile calo dell’affluenza ne è un sintomo: diminuendo l’affluenza aumenta l’incidenza del voto d’opinione e d’appartenenza e ciò, nella fattispecie, non può che avvantaggiare Cancelleri e in parte Fava”. L’ultima settimana sarà decisiva proprio sul fronte del voto d’opinione, di chi consapevolmente arriva all’appuntamento alle urne scegliendo la proposta che considera più valida. O, quantomeno, la meno peggio.