Di Maio: “Il 5 novembre come un referendum”

Il Pd di Renzi è quello dove il condannato Verdini si sente a suo agio e da cui il procuratore nazionale antimafia Grasso esce sbattendo la porta”. Questa mattina direttamente dal blog di Beppe Grillo è Luigi Di Maio a intervenire nel dibattito sulle dimissioni di Pietro Grasso dal gruppo dem al Senato, subito dopo l’approvazione della nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum.

Una scelta “sofferta” ha ammesso la seconda carica dello Stato ai cronisti, che secondo molti peserà non poco sull’esito delle urne in Sicilia. “Mattarella – è invece il j’accuse di Di Maio – dovrà tenere conto del gesto della seconda carica dello Stato al momento della firma di questa legge elettorale incostituzionale”.

Insomma, a puntare il dito contro il partito democratico è proprio il candidato grillino alla presidenza del Consiglio in pectore, Luigi Di Maio, secondo cui “quello del 5 novembre è un referendum, più importante di quello costituzionale. Si sceglie tra il passato e il futuro. Tra la legalità e la corruttibilità. Tra le facce giovani e pulite di Giancarlo e della sua squadra e quelle vecchie e stantie di quelli che hanno devastato la Sicilia: Miccichè, Genovese, Cuffaro e Lombardo nascosti dietro Musumeci”.

Di Maio, che tra i big nazionali è stato indubbiamente il più presente in questa campagna elettorale, con un primo tour estivo al fianco del candidato pentastellato Giancarlo Cancelleri e un secondo giro di valzer nel rush finale della campagna elettorale, percorso tra le dissestatissime strade siciliane.

“Io sono ancora in Sicilia – scrive Di Maio ai suoi – e ci rimarrò fino alla fine al fianco di Giancarlo Cancelleri. Questo week end con noi ci saranno anche Beppe Grillo e Alessandro Di Battista e ci vedremo il 28 a Catania e il 29 a Palermo. Qui sarà una corsa all’ultimo voto”.

“La priorità – sottolinea ancora – è andare a votare in massa e convincere quante più persone possibili a farlo. Oggi ho letto che un quarto dei siciliani non sa ancora che il 5 novembre si vota. Questo a causa soprattutto dei media nazionali che stanno nascondendo queste votazioni per fare un favore agli impresentabili e un torto ai cittadini liberi. Il nostro compito è informare e farlo sapere a tutti”. È una vera e propria chiamata alle armi, quella di Di Maio: “Mancano sette giorni alla fine di questa campagna elettorale. Non molliamo proprio ora”.