Scrive ti amo alla ex sul muro della scuola, in giudizio da 6 anni: sotto processo l’amore tossico o la giustizia?

Un trattato sulla giustizia e sull’amore. La firma involontaria è quella di Ennio Petrigni, il pm di Palermo che ha avuto il privilegio di doversi occupare del giovane che ha imbrattato i muri della scuola con messaggi d’amore per la ex fidanzata. Un processo che va avanti da 6 anni. E così una storia come tante diventa simbolo dell’assurdità del sistema giudiziario che è capace di perdersi per strada mafiosi, truffaldini, ladri e spacciatori ma sa tenere in piedi un caso del genere, la cui pena è peraltro già prescritta.

Petrigni, a dire il vero, un tentativo di sottrarre Adamo (chiamiamolo con il nome del primo uomo questo innamorato inconsolabile) dalle maglie della sentenza l’aveva anche fatto, proponendo una sanzione di 600 euro. Una somma persino esigua, perché imbrattare i muri di una scuola sarà anche romantico ma dimostra ancora una volta che abitiamo una terra in cui un problema personale diventa automaticamente collettivo, con naturalezza, come se la cosa fosse scontata. Come un qualsiasi posteggio in seconda fila, Adamo scelse di considerare il muro della scuola alla stregua della bacheca personale. “Ti amo per sempre”,  era la scritta incriminata, la prova di un altro reato, se vogliamo anche più grave del penale perché dimostra che l’ineducazione civica viaggia di pari passo con quella sentimentale.  Non c’erano, infatti, solo le scritte seriali sui muri della scuola, ma anche qualche telefonata di troppo che fece scattare una querela.

Troppa tv e troppe telenovelas hanno convinto intere generazioni di ragazzi e ragazze che l’assedio, che comprende sempre una dose variabile di violenza, sia un fenomeno di romanticismo e non un ritorno a clava e caverne. Mandale fasci di rose, falle una serenata sotto casa,  dille cento volte ti amo, ma alla centunesima, se tutto ciò non sortisce effetto, digerisci il fatto che è una ex. E se preferisci, amala tutta la vita, ma in silenzio e a distanza. E invece si sono aperte le porte del tribunale.

E allora sarebbe stata opportuna una lezione ad aula aperta e pubblico in sala. E una bella ripassata ai codici dell’amore di cui una parte essenziale è il capitolo dedicato alla rinuncia della persona amata se ella pensa ad altro. E quando così non è che si ricorra ad altri specialisti perché l’amore non ammette infrazioni alla regola prima che è il rispetto. Viviamo sapendo che c’è un fine corsa, bisogna accettare che anche l’amore potrebbe avere un percorso uguale. E forse si amerebbe meglio, il giorno per giorno sarebbe meno scontato. Queste sono le parole che avremmo voluto sentire nell’aula del tribunale. Invece la giustizia ha seguito il suo rito, inefficace da tutti i punti di vista, né punizione, né insegnamento. Manca il sapore dell’etica in questa vicenda che fa sorridere solo perché nessuno s’è fatto male. L’ex fidanzata ha da tempo ritirato la querela, Adamo è sposato con figli e fa il pugile.

E la sentenza, in qualunque modo scritta, sarà inefficace e ormai diseducativa tanto che Adamo, adesso al di fuori del suo pseudo dramma d’amore, ha voluto darci, attraverso La Repubblica odierna, la dimostrazione più lampante di non essere oggi poi così diverso da quel pischello che imbrattava i muri: “Mi sono rovinato per avere espresso i miei sentimenti”. Amico caro, se per te è questo il problema significa che alla multa di Petrigni (peraltro non pagata) si sarebbero dovuti aggiungere almeno tre zeri.

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