L’amore non esiste, ma esistiamo io e te…

Ricordo l’istante preciso, cosa pensavo, dov’ero, cosa facevo. Ricordo i rumori attutiti di quella mattina di fine estate e la sorpresa di vederla passare, inaspettata, davanti ai miei occhi estranei alla sua vita. Non ne conoscevo il suono della voce, la forma delle mani, l’odore della pelle; ne ignoravo le linee del corpo e l’eleganza naturale. Vidi solo i suoi occhi che guardavano il mondo in maniera sfacciata, quello sguardo esibito a mo’ di scudo che prima del corpo riparava l’anima. Ho un certo fiuto per le bestie impaurite, appartengo allo stesso branco e non me ne vergogno. L’ho riconosciuta e non potevo lasciarla andare anche se troppe volte ho visto morire amori immortali e ammantare di paura il desiderio di ricominciare.

Ho visto che succede alla stessa maniera di quelli che uno spiffero di vento se li porta via, come se la fine di un amore seguisse regole universali. E forse è davvero così. Ma ho imparato a non avere paura e quello sguardo era più di un presagio, il segnale che potevo vedere dopo aver guardato. E sperare che fossero quelle mani a farmi riprendere contatto con l’amore, che quegli occhi potessero ispirarmi desiderio. L’amore e il desiderio sanno provocare ferite, ma anche curare se, una su un miliardo, sai riconoscere l’anima che il firmamento ha scelto per te. Vedere e guardare. E pensare che sì, l’amore non esiste ma esistiamo io e te, ragazzini bastardi che vanno all’assalto della statistica e ripassano i versi di quella canzone che è diventata la loro carta costituzionale.

Prova a vivere ogni giorno dicendo ti amo e trovare il motivo per dirlo senza che ciò sia scontato. Prova a volare sopra la mediocrità che ti circonda e le tue ali sono le sue braccia. Prova a guardare dentro di te con i suoi occhi senza timore di essere scrutato. Prova a lasciare un passo indietro la più invadente parte di te e a pensare che esisti per vederla sorridere. Prova una volta l’amore e non potrai più farne a meno. Non è simbiosi, né dipendenza ma ragione di vita, la bolla dentro la quale chiuderti e lasciare fuori tutto il resto. E sono quelli gli istanti che ti porterai dietro quando sarai solo e brucerai nell’attesa di ritrovarla, pazzo di desiderio, sognando di vivere questa follia con lei, di farle indossare una camicia di forza ma di pizzo nero e ridere del mondo.

Ho voluto raccontare questa storia perché a volte Jack e Rose si salvano dal naufragio del Titanic. Sopravvivere ad un naufragio è raro, ma succede. Voi però non lo dite a nessuno perché l’amore non esiste e questa è la loro ribellione alla statistica. (Anna)

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