Micari e il giallo delle X mancanti

La campagna elettorale, si sa, si fa negli ultimi dieci giorni. Determinanti per dare appuntamento agli elettori alle urne, senza correre il rischio che qualcuno se ne dimentichi. A far pendere l’ago della bilancia sarà il voto degli indecisi. E soprattutto è caccia all’elettore non votante, che con ogni probabilità sarà rappresentato da un siciliano su due. 

Per strada, tra i bar, nei centri commerciali, così come online, è un giro continuo di santini elettorali e facsimili. Che non lasciano, però, tutti contenti. Mentre, infatti, i candidati in corsa per uno dei 62 scranni disponibili a sala d’Ercole sono impegnati a stringere mani, girare nei mercatini, incontrare categorie professionali, intervenire a cene e aperitivi, organizzare le chiusure della campagna elettorale, appare decisamente più tiepida la ricerca del consenso per i candidati alla presidenza della Regione.

Complice anche una legge elettorale che prevede il cosiddetto effetto trascinamento delle liste, che tradotto in soldoni è il voto alla lista (o al singolo candidato), che passa automaticamente al candidato alla presidenza della Regione che quella lista sostiene.

Ma lo spauracchio del voto disgiunto (o, al contrario, l’invito) è sempre dietro l’angolo. Così ecco che in molti storcono il naso davanti ai facsimile che girano soprattutto su whatsapp e facebook, che indicano con chiarezza il voto di preferenza (cioè il candidato in corsa per l’Assemblea), lasciando invece libero spazio all’interpretazione per la scelta del presidente. 

È così guardando i facsimile di Luca Sammartino, il deputato uscente ex Articolo 4, tra i più quotati nella lista dem nel collegio di Catania. Ma è così anche per Fabrizio Ferrara, in corsa in casa Pd su Palermo. O ancora per il presidente uscente della commissione Bilancio, Vincenzo Vinciullo, candidato nella lista di Ap a Siracusa. In nessuno di quei facsimile c’è traccia della X sul nome di Fabrizio Micari, quasi a lasciar intendere una libertà di scelta lasciata all’elettore rispetto al candidato in corsa per la prima poltrona di palazzo d’Orleans. Un caso? Potrebbe anche darsi. 

“Bisogna tenere conto – ammette, a taccuino rigorosamente chiuso, qualche big in casa dem – che si tratta di profili di candidature che mirano a pescare anche in bacini elettorali più tradizionalmente di destra, per cui non è da escludere che il ragionamento sia esattamente al contrario: trovarsi cioè davanti a un elettore di Musumeci e convincerlo ad optare per il voto disgiunto sul candidato all’Assemblea. Non necessariamente bisogna leggerlo in chiave negativa“. Sicuramente una chiave di lettura anche questa. Che ben si sposa anche dall’altra parte, dove a non stampare una X sul nome di Musumeci è invece Toto Cordaro.

Certo è che salta all’occhio la differenza con altri santini elettorali, che invece indicano con chiarezza la scelta del candidato alla presidenza della Regione. È così per l’assessore uscente all’Agricoltura, Antonello Cracolici, che indica nel facsimile sia il proprio nome che quello del suo candidato. Ma è così anche per l’ex sindaco di Gangi, Giuseppe Ferrarello, candidato nella lista Micari Presidente, che pone l’accento (e la X) anche sul nome in corsa per palazzo d’Orleans. O, ancora, per Salvo Lo Giudice, candidato nella lista di Sicilia Futura (e secondo alcuni rumors fortemente tentato dalla candidatura dell’ex presidente dell’antimafia regionale), che invece segna con chiarezza l’indicazione su Micari. Quasi a voler smentire le voci di corridoio sul suo conto, sempre più insistenti nelle ultime settimane.

Segnali. Che arrivano, però, a una manciata di giorni dal voto, proprio nelle ore in cui Musumeci lancia l’appello agli elettori del centrosinistra. Un gesto liquidato come “disperato” da Luciano Violante. Ma le campagne elettorali, a volte, si vincono per un pugno di voti. E la posta in gioco questa volta è veramente alta.

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