Le oasi d’eccellenza della sanità siciliana

Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha affermato, durante il suo tour elettorale in Sicilia, che la sanità siciliana sta meglio. È davvero così? Ne dubitiamo, e non poco.

Conosciamo bene, sulla nostra pelle, le gravissime disfunzioni di cui è perennemente “ammalata” la sanità pubblica sicula: i pronto soccorso vissuti da operatori e pazienti tipo zone di guerra, carenze croniche di personale e conseguenti turni massacranti per medici e infermieri con innalzamento del rischio di errori per stanchezza, locali e bagni fatiscenti, muri e tetti scrostati con cavi e tubi a cielo aperto, sporcizia, invasione di insetti, di formiche, addirittura topi. Manca l’ordinaria amministrazione, la capacità di organizzare il quotidiano. Abbiamo sempre posto la necessaria competenza di chi dirige le strutture ospedaliere come punto irrinunciabile per tentare di uscire dalle secche di problematiche mai davvero affrontate e risolte, sottraendo la governance dei nosocomi alle devastanti logiche spartitorie imperanti nei Palazzi della politica e dei partiti.

Il candidato dei 5Stelle Giancarlo Cancelleri promette, in caso di vittoria, vertici ospedalieri da oltre lo Stretto facendone quasi una questione di sangue. Ne comprendiamo la lodevole intenzione, quella cioè di scongiurare pericolose e ambigue aderenze a interessi poco limpidi locali, ma pensiamo che l’individuazione di manager e direttori generali eticamente e professionalmente indiscutibili non sia tanto legata al luogo di nascita quanto piuttosto ai criteri e alle modalità di scelta dei medesimi.

Il motivo, però, di una riflessione sulla sanità pubblica siciliana è stato offerto dai nuovo rapporto dell’Osservatorio civico sul federalismo in sanità di Cittadinanzattiva riportato da Repubblica Palermo e dall’inchiesta giornalistica che ne è derivata. Numeri impressionanti, certamente non inaspettati ma comunque inquietanti. Numeri che relegano i recenti scontri a distanza tra l’ex assessore Roberto Lagalla, responsabile della Salute con Cuffaro, e l’attuale inquilino di Piazza Ottavio Ziino, Baldo Gucciardi – entrambi candidati alle prossime regionali su fronti opposti – nel sottoscala della totale inutilità. Ciò che importa ai cittadini non è l’autoincensarsi dell’uno o dell’altro su un asserito risanamento e miglioramento della sanità siciliana, ciò che conta sono gli impietosi dati che vedono la Sicilia condannata ai tempi biblici delle liste d’attesa (media di 111 giorni) e all’aumento allarmante delle famiglie siciliane scese sotto la soglia di povertà per curare un proprio familiare (9,6%) o che hanno definitivamente rinunciato a curarsi per mancanza di mezzi (5,5%). Se si arriva al drammatico dilemma: o ti curi, e diventi povero, o rinunci a farlo, rischiando di aggravarti e di morire, si afferma il colossale fallimento di promesse, annunci e stupefacenti piani spiattellati dai governi regionali degli ultimi quindici anni.

Oggi, secondo i dati Censis 2017 richiamati nella ricerca sopra menzionata, occorrono molti mesi per mammografie, risonanze magnetiche, ecografie, colonscopie, e non tutti possono permettersi di ricorrere al privato. Chi ne soffre, a parte il disgraziato utente e i suoi cari, è la prevenzione senza la quale lievitano i costi della cura e dell’assistenza quando la malattia è tardivamente conclamata o giunta a uno stadio avanzato. La conclusione è tragicamente banale: siamo terribilmente indietro e a poco serve il sacrificio eroico di medici e infermieri costretti spesso a lavorare in contesti difficilissimi o vantarci delle oasi di eccellenza sicuramente esistenti nella nostra regione. Oasi, appunto.

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