Confartigianato, in Sicilia dimezzata la spesa per beni culturali e servizi ricreativi

In Sicilia non si spende abbastanza per beni culturali e servizi ricreativi, quando invece un buon connubio tra imprese e turismo potrebbe essere utile per far ripartire l’economia dell’intera isola. Ed è proprio su questo che vorrebbe puntare Confartigianato Sicilia, affinché si possa di nuovo raggiungere in territorio siciliano una “crescita economica di stabile durata”. È quanto emerso, la settimana scorsa, nel corso del convegno “Beni culturali e turismo in Sicilia. Il contributo delle imprese”, organizzato da Confartigianato Sicilia.

“Migliaia sono le imprese che contribuiscono con la manutenzione, con il restauro, con l’installazione di apparati tecnologici, alla conservazione del Bene, alla sua valorizzazione, alla fruizione in modo ottimale – ha detto il presidente di Confartigianato, Filippo Ribisi –. In un contesto che vede la Sicilia fanalino di coda di classifiche stilate sulla base di freddi indicatori delle performance economiche (pensiamo all’occupazione, alla burocrazia, all’incapacità di spendere le risorse comunitarie) ci chiediamo come si possa omettere di considerare che l’immenso patrimonio storico–culturale che essa possiede è indissolubilmente legato al suo sviluppo economico”. D’altra parte, si tratterebbe “di partire semplicemente da ciò che si ha già, non occorre inventarsi nulla. In fondo la Sicilia – ha continuato Ribisi – non è mai stata ricca di altro se non della sua storia, dei suoi paesaggi e del suo clima”.

Eppure gli ultimi dati disponibili parlano chiaro. Nell’isola la spesa media per beni culturali e servizi ricreativi tra il 2013 e il 2015 è di 553 milioni di euro, pari a 109,2 euro pro capite. Rispetto alla media nazionale, nel periodo tra il 2009 e il 2015, si registra un gap di 786 milioni di euro. In particolare nel corso degli anni esaminati si osserva un dimezzamento della spesa (- 54,4%) per l’acquisto di beni e servizi, in cui rientrano le spese per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali.

Una minore spesa che col tempo va a ledere la bellezza dei 257 musei e istituti culturali presenti su tutta la Sicilia: 175 musei e gallerie, 40 aree o parchi archeologici e 42 monumenti o complessi monumentali. Il numero totale di persone che si sono recate a visitare i gioielli culturali siciliani sono 5.238.357 (dato anno 2015). Con una quota significativa di visitatori stranieri, come si deduce dai dati relativi ai flussi turistici della regione secondo cui ben il 44,2% dei 4.321.491 turisti provengono dall’estero.

E i numeri confermano che la strategia di Confartigianato può essere vincente. Il recupero del 70% del gap di spesa, rispetto alla media nazionale, per l’acquisto di beni e servizi per il settore Cultura si tradurrebbe in Sicilia in 1.198 nuovi posti di lavoro nelle oltre 20 mila imprese che si occupano di installazione di impianti, completamento e finitura di edifici, attività di conservazione e restauro di opere pubbliche e attività di servizi per edifici e paesaggio (oltre la metà artigiane).

“Attivare questo meccanismo di miglioramento dei beni culturali del territorio – ha sottolineato Andrea Di Vincenzo, segretario regionale di Confartigianato Sicilia – darebbe vita a un vero circolo virtuoso: più turismo e più occupati e più lavoro per le imprese della manutenzione, protezione e restauro, ma anche ricadute positive, di conseguenza, per le 16.368 imprese artigiane dell’abbigliamento e calzature, agroalimentare, trasporti, ristoranti e pizzerie e bar, caffè e pasticcerie potenzialmente coinvolte da domanda turistica”.

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