Incarichi professionali gratuiti, legittimi per il Consiglio di Stato

Leciti gli incarichi professionali gratuiti, perché chi li svolge ricava gli stessi vantaggi economici immateriali di uno sponsor. Con questa tesi, una recentissima sentenza del Consiglio di Stato ha sancito la legittimità dell’affidamento degli incarichi gratuiti a professionisti da parte della pubblica amministrazione. La decisione dell’organo costituzionale evidenzia ancora una volta le lacune normative in materia di equo compenso, che ledono la dignità di milioni di lavoratori autonomi. In Italia sono 4,7 milioni, il numero più alto in Europa.

Il pronunciamento è del 3 ottobre 2017 (sezione V, n. 4614) e vale per ogni categoria professionale, incluse quelle inquadrate in ordini e collegi, dai giornalisti ai biologi, ai veterinari come agli assistenti sociali. È scaturito dal ricorso presentato dagli ordini nazionali e locali di Ingegneri, Architetti e Geologi, e dagli organismi provinciali di Catanzaro dell’Ordine degli Agronomi e Dottori Forestali, del Collegio dei Geometri e Geometri Laureati e del Collegio dei Periti industriali e Periti industriali laureati, insieme contro il bando del Comune di Catanzaro per l’assegnazione di un incarico a base d’asta con il simbolico compenso di 1 euro, più la copertura di spese documentate fino ad un massimo di 250.000,00 euro.

Il Tar aveva dato ragione agli organismi di categoria, affermando sostanzialmente che il corrispettivo della prestazione è elemento imprescindibile nell’ambito di una gara d’appalto, dunque non può essere svolta a titolo gratuito.

Di parere contrario il Consiglio di Stato, dopo il parere favorevole sulla liceità degli incarichi gratuiti da parte della Corte dei Conti di Calabria del 10 febbraio 2016. Il Comune di Catanzaro, nell’appellarsi, in una sua nota aveva sottolineato che “risparmierà più di mezzo milione di euro, essendo questa la differenza tra la stima del costo delle prestazioni professionali a tariffa (800 mila euro) e la previsione di 250 mila euro per i rimborsi spese da assegnare, in maniera documentata, ai professionisti incaricati gratuitamente. Il bando, inoltre, era strutturato in modo da garantire comunque la comparazione delle offerte e la serietà e trasparenza in fase di scelta del contraente professionista incaricato”.

Nella sentenza, il Consiglio di Stato evidenzia “il rilievo dell’economia dell’immateriale“, cioè “la pratica dei “contratti di sponsorizzazione“, assumendo che svolgere l’incarico ponendo a proprio carico il relativo costo equivale ad una sponsorizzazione. Per l’Amministrazione si tratta finanziariamente di un contratto non oneroso – non comporta un’uscita finanziaria – ma comunque genera per lo sponsor, un prodotto immateriale (ritorno d’immagine) che va a suo vantaggio.
Poter rappresentare di avere lavorato con competenza per un ente pubblico fornirà infatti ai professionisti referenze qualificate che indurranno i committenti ad affidare loro nuovi incarichi.

Viene fatto osservare nella sentenza come sia da tempo prevista dalla giurisprudenza la partecipazione alle gare delle figure del cosiddetto “terzo settore” che non si prefiggono utile, le cui attività prescindono quindi da un’attività strictu sensu economica. E che la definizione di operatore economico contenuta nelle direttive europee non contrasta con la connotazione delle attività senza scopo di lucro proprie delle associazioni di volontariato.

Se la giurisprudenza ammette la partecipazione alle gare da parte di soggetti senza scopo di lucro (terzo settore, associazioni di volontariato) senza quindi vi sia necessariamente per essi un utile economico, affermano i giudici di Palazzo Spada, a maggior ragione è lecito venga ammesso l’aspirante contraente cui non si chiede di rinunciare a un’utilità economica (il ritorno d’immagine derivante dallo svolgere un incarico per la pubblica amministrazione), ma solo a un’utilità finanziaria (il pagamento dell’incarico).

Per il Consiglio di Stato, infine, “non si vede per quale ragione le dette considerazioni di economia dell’immateriale non possano essere prese in considerazione quando giovano, come qui avviene, all’esigenza generale di contenimento della spesa pubblica”.

 

 

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