Da Soddimo a Corini, la linea rosa di un Palermo da primato

Quand’ero ragazzo ero un talentuoso trequartista ma fisicamente “problematico”, così che mi facevano fare solo gli ultimi minuti di partita. E siccome ero ambidestro, i corner li battevo tutti io. Batti oggi, batti domani, mi specializzai e finiva che su tre corner almeno uno lo mettevo dentro.

Dev’essere successa la stessa cosa a Soddimo, del Frosinone: il suo allenatore, il garbato e forbito Longo, lo fa entrare a partita avanzata con l’incarico precipuo di mettere disordine nelle difese avversarie e soprattutto, battere i calci d’angolo.

Già a Novara, sette giorni fa, col suo destro a giro dalla bandierina mise in croce il povero Montipò, che non sapeva davvero dove girarsi per fermare quelle traiettorie così velenose. Due corner, un gol e una traversa e il Frosinone a spingere negli ultimi minuti per un improbabile e immeritato pareggio.

Ieri, col Palermo, nel nuovo delizioso stadio “Benito Stirpe”, gremito fino all’ultimo “buco”, stava succedendo la stessa cosa: Longo al 18’ della ripresa – si era sempre sullo 0-0 – si gioca la carta Soddimo, al posto dell’evanescente Ciano. Drizzo le antenne e sento il cuore battere forte, come non era mai successo nell’ora precedente di partita. “Minchione, chistu è peggiu i mia, chistu tira i corner a trarimientu… Speriamo bene!”.

19’: corner di Soddimo, dalla destra: palla che viaggia lontana solo fino a metà strada, poi raggiunta la visuale della porta di Pomini, rientra e quasi si infila sotto la traversa, ma il portiere rosanero si inarca all’indietro e la devia oltre la traversa.

21’, altro corner, altra esecuzione velenosa di Soddimo, altro intervento in extremis di Pomini e io a chiedermi: “E se c’era Posavec, gli finiva come a Montipò?”.

Mi sono soffermato su Soddimo e i suoi corner (oltre al ricordo dei miei) perché sulla partita c’è ben poco da dire. Sulla carta doveva essere l’acerrimo scontro fra le due grandi potenze della serie B, in campo si sono viste due squadre “a com’egghè”, dominate più dalla paura di perdere che dalla voglia di vincere. E quand’è così, la noia la fa da padrona e succede perfino che, data anche l’ora post prandiale, gli occhi mi si chiudano. Cosa della quale un po’ mi vergogno ma che documenta inconfutabilmente due cose: la prima, è che il calcio di serie B, se non è impeto e corsa diventa esteticamente inguardabile. La seconda, che anche il mio tifo scema come le mie forze avviate ormai ala resa. Risultato finale, inevitabile: uno 0-0 da sbadigli in serie. Eppure, l’una o l’altra squadra, poteva portarsi i tre punti perché un’occasione clamorosa ( e pure due, considerando i corner di Soddimo) l’hanno avuta entrambi, ma sia Ciofani che Nestorovski se la sono divorata. Meglio così, perché per vincere bisogna pur far qualcosa di… serio e Frosinone e Palermo non l’hanno fatta.

Dice: ma il Palermo è primo (aspettiamo, però, l’Empoli, che deve ancora giocare) ed è l’unica squadra imbattuta. E non solo: ha la migliore difesa del campionato. Eppure non siamo soddisfatti. Siamo allora incontentabili o, come si dice da ‘ste parti, malati ri cuntinitizza? Può darsi. Quello che è certo che, se il Palermo vuole davvero prendersi il campionato per tornare in serie A, non beccare gol non basta perché bisognerà farli, e in serie, s’è possibile. E con questo Nestorovski, che sembra avere i riflessi appannati e le gambe pesanti sarò molto difficile, anche perché il gioiellino Coronado, pur impegnandosi allo spasimo, sembra aver perso smalto e fantasia.

Ergo: che Tedino si dia un a mossa e abbia l’ardire di toccare gli intoccabili, se non meritano di stare in campo. E premiare i vari Traikovski, La Gumina e Monachello che, di peggio non potranno fare. E, soprattutto – ma so che gli sto chiedendo troppo – insistere su Pomini, anche ieri impeccabile e al quale da due partite dobbiamo tutti noi, che trepidiamo per il Palermo, il ritorno in pianta stabile dei battiti “normali” del cuore.

E sabato prossimo c’è il Novara di Corini che, da quando ha cenato a Novara con me, non perde un colpo: due partite, due vittorie e risalita clamorosa in classifica, tanto da far sognare anche chi, come “Il Genio”, è abituato a tenete i piedi ben piantati per terra.

Gli voglio bene e lo stimo ancor di più, ma che mediti lo sgambetto non c’è dubbio. E’ una legittima aspirazione, e l’amore per la maglia rosanero e per i suoi tifosi non è un freno ma uno stimolo in più. So che, appena metterà piede sul prato del “Barbera”, gli franeranno addosso montagne di ricordi, quasi tutti bellissimi, tranne gli ultimi mesi passati in panchina. Ma, da quel fiero combattente che è, se li scrollerà di dosso e, dopo aver salutato, commosso, la folla (si fa per dire) sugli spalti, penserà solo a vincere la partita.

Ma, per quanto – come già detto – gli voglia bene, stavolta DEVE perderla. Avrà tutto il tempo di rifarsi e vincere tutte le altre partite.

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