Attenzione, questa è una dichiarazione d’amore…

Diario di AnnaSono dentro la tempesta perfetta. E ci sto da dio. Mi sento come in un quadro di Pollock, un disordine apparente, un’armonia emotiva dirompente, mai una linea retta, i colori che si inseguono e tracciano spirali inestricabili. La mia tela bianca e anonima ha preso forma, la sequenza di macchie affascinanti ha dato vita al giorno e animato le notti. Non ho più paura di scorgere la luce dietro la serranda ad ogni benedetta alba, anzi la cerco. Dicono si chiami amore, per me è di più. L’amore l’ho provato e non ha questa forma. Dicono che si chiami amore anche per questo di più che non riesco a descrivere.
Perché sono note che non trovo in nessuno spartito fra tutti quelli che credo di avere già suonato, mi accorgo che se voglio tenere il tempo devo affidarmi all’improvvisazione. E scopro, senza tanto stupore, che ne sono capace, che è quello che ho sempre cercato e che è semplice, basta chiudere gli occhi e sentirti dentro e seguire la scia del tuo odore, il più primitivo dei richiami terrestri. Fuori da ogni schema, e da ogni logica. Se non è amore, ditemi cos’è…
C’è il desiderio incessante di essere dentro di te, di respirare il tuo respiro, di escludere il mondo dalla tua esistenza. C’è il rimpianto di non essere stato neanche una comparsa nella tua vita di prima, il fastidio di scorgere altri occhi carichi di desiderio e monta l’odio verso chi ti risucchia nel vortice del quotidiano. È un mondo imperfetto quello che non ci consente un congedo da esso, un congedo per amore, temporaneo, giusto il tempo di accordare gli strumenti di questa orchestra di due solisti.
Nel mondo che sogniamo si dovrebbe esporre un nastrino fuori della porta, come per il parto. In questa casa c’è amore, perché in fondo un amore che nasce è la festa della vita. E un amore un fiocco verde lo meriterebbe, eccome.
Siamo i diversi più uguali che io conosca, poche regole ma inviolabili. Tu non sei come me, ma di una follia diversa, più esplosiva, con la quale combatti la malinconia in una lotta serrata senza esclusione di colpi. Io non ho paura, ma dalla malinconia mi faccio cullare. Tu indossi la corazza, la insulti e la prende a calci in culo; ma nella prima notte senza vestiti avevi le mani tremanti. Poi ti guardo e sono io a tremare, scruto le tue mani di una rara erotica eleganza e seguo ogni tua sfumatura, la carnagione chiara e delicata, la bocca, le spalle, il collo, la linea del seno prepotente e vado giù sempre più giù, sino a dove l’inibizione fa un inchino e torna a casa. Stordito. Inebriato. Rapito. Schiavo e padrone. Prima ancora del sesso, ho fatto l’amore con la tua testa. E questo è un rito che succede ogni giorno, più volte al giorno. Se non è amore, ditemi cos’è…

Ps – Caro diario, questa è la lettera di un uomo guarito da un tic che si chiama depressione. Ci ha messo del suo e il destino gli ha dato una mano facendogli scoprire la cosa essenziale della vita. La tengo da tempo nel mio cassetto delle cose più care. Oggi l’ho letta per l’ultima volta, perché chiusa in busta è arrivata nelle mani giuste. E io, signora solitudine, devo sparire per sempre e fare un brindisi dietro a un altro sino ad ubriacarmi come se non ci fosse un domani.

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