La Gumina, eroe di giornata a dispetto di Sacchi…

Juan Luca Sacchi, classe 1984, 32 anni venerdì prossimo, premiato come miglior arbitro della stagione 2015/2016, ieri è riuscito a scontentare sia il Parma che il Palermo.

Atteggiamento in campo un po’ “ducesco”, ha infilato una serie di “perle” che hanno letteralmente indirizzato dove voleva il corso della partita e, quindi, il suo risultato. Il che è il peccato peggiore che può commettere un arbitro, il cui compito è quello di dirigere il traffico, inteso come sommatoria di falli, volontari e non, da valutare secondo la loro gravità.

Ebbene, nel primo tempo, quando il Palermo, soprattutto per la velocità e l’imprevedibilità di Embalo, creava seri problemi al Parma, che annaspava in confusione, ha permesso a Lucarelli e Gagliolo di massacrare il nostro attaccante, che non è un gentleman e ha reagito anche troppo vistosamente. Ha sì ammonito Gagliolo (e ci mancherebbe, l’intervento era pericoloso se non violento) ma si è guardato bene dal buttarlo fuori al secondo fallo. E ha anche avuto la faccia tosta di fischiare punizione a favore del Parma.

Nel secondo tempo, invece, o meglio nel secondo dei quattro minuti di recupero ha annullato il gol del 2-1 per il Parma per un precedente fallo ai danni del Palermo che, francamente, non ho visto. E, come me, pare non abbia visto nessuno.

Così, a fine partita, entrambi gli allenatori si sono lamentati, ciascuno secondo stile e misura personali: D’Aversa straparlando ai microfoni di Sky di “partita totalmente nelle mani del Parma, a cui solo l’arbitro ha negato la sacrosanta vittoria”. Tedino, invece, con la consueta, innata grazia, ha ribattuto: “Non so che partita abbia visto D’Aversa, io so solo che abbiamo disputato un gran bel primo tempo. Merito dei ragazzi, che danno sempre tutto!”.

Ho volutamente concentrato nella prestazione dell’arbitro la “storia” della partita, giocata bene da entrambe le squadre, con una chiara prevalenza rosanero nel primo tempo, controbilanciata da una ripresa più che vigorosa del Parma.

Nel Palermo-versione-numero due- hanno ben figurato i tre polacchi, con mia personale preferenza per Dawidowic, centrometodista di buona efficacia, sempre al posto giusto nel momento giusto: una vera scoperta per me, visto che finora languiva tra le riserve. E dire che nel ruolo non abbiamo mica un Pirlo o una sua controfigura.

Poi, un plauso di grande personale soddisfazione per Embalo, che ho sempre difeso, al di là degli innegabili e qualche volta grossolani difetti: “È forte – lo giustificavo – ha talento, velocità e rapidità. E una qualità sempre più rara nel calcio: sa saltare l’uomo… solo che spesso ne abusa.

E, infine, la nota più lieta: Nino La Gumina ieri ha finalmente dimostrato di che pasta è fatto: forza e agilità (due virtù che raramente viaggiano accoppiate) da centravanti vero. Vecchio stampo ma con le avvisaglie di un prossimo futuro sempre più confortante. Il suo gol di ieri ricorda certe movenze del primo Del Piero: scarto secco per piantare in asso l’avversario, e tiro di interno a giro, che si infila, imparabile, nell’angolino. E non basta: al 20’ della ripresa si ripete, anzi fa ancora meglio: dribbla di forza uno, due avversari, si accentra e lascia partire una rasoiata in diagonale, che sfiora il palo lontano, con Frattali vanamente proteso in tuffo. Basterebbero queste due “prodezze” per proclamarlo “centravanti vero”, ma, per innata prudenza, preferisco aspettarlo per almeno un paio di prove dello stesso spessore.

Concludendo, cosa mai posso dire di inedito su Pomini, ieri protagonista di almeno tre parate decisive? Nulla di più di quello che già tutti sanno. E cioè che il titolare inamovibile del ruolo sarebbe lui in qualsiasi altra squadra dell’universo. Ma il Palermo – ahimè – non appartiene a questo pur vasto rango, perché è ancora proprietà – e chissà fino a quando – di Zamparini.

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