La versione di Novelli di una Palermo in total black

Palermo in Total Black

Caro sindaco Orlando,
sono la stessa persona che alle ultime elezioni comunali si candidò con lei e per lei. Sì, proprio la stessa persona. Le scrivo perché sento forte il bisogno di esporle alcune negligenze riguardanti la città di Palermo.

Dopo le ultime elezioni comunali (giugno 2017), e i risultati alquanto confusionali e non perfettamente a norma di legge che sono sotto gli occhi di tutti (esposti, sezioni mancanti e ricorsi), l’unica certezza è stata la sua vittoria e resto convinta, signor sindaco, che lei fosse l’unica persona in grado di poter rivestire questa carica in un momento drammatico per la nostra città.

A chi, come me, “mastica” politica da tanti anni non può sfuggire che, per  restare a galla, questa città avesse bisogno proprio di chi la conosce perfettamente, di chi  la vive da politico e la governa da 30 anni.

Ma andiamo al punto: abbiamo atteso due mesi perché s’insediasse il nuovo consiglio comunale e, nel frattempo, lei e il suo staff, presi da tante burocrazie e da una campagna regionale alle porte, è come se non vi foste accorti dell’inarrestabile declino di Palermo.

In tanti, come me – ognuno con il proprio bagaglio di esperienze e per quello che rappresenta per la propria città – hanno chiesto fiducia ai palermitani. Oggi, però, la gente, al cospetto di un’assemblea cittadina praticamente assente e di una giunta comunale palesemente distratta dalla campagna elettorale, ci chiede cosa sia rimasto di quelle promesse, di tante rassicurazioni.

La gente di Palermo ci chiede perché le nostre partecipate, che dovrebbero essere parte integrante e fondamentale di ogni città, sono quasi in fallimento. Ci chiede perché, ancora oggi, non sia cambiato nulla rispetto a ieri e, al primo temporale, le strade si trasformano in fiumi in piena, con le caditoie di alcuni  tombini perfettamente sigillate.

La gente si chiede, e ci chiede, perché il cimitero dei Rotoli, luogo di pace, sia cadente, sporco, con le salme seppellite a ridosso della Riserva di Montepellegrino, le ruspe in azione e zone inaccessibili per caduta massi.

Caro sindaco, non rinnego mai nulla delle mie scelte e, ripeto, resto convinta che solo lei, ad oggi, possa amministrare la nostra città ma a mio modesto parere – e parlo da cittadina, da madre, da donna ma anche da presidente di una associazione che si pone come primo obiettivo la tutela dei diritti dei cittadini – manca assolutamente l’attenzione che Palermo merita.

Palermo città della cultura 2018? I giovani il nostro futuro? E come? Anche l’Università è abbandonata a se stessa, con le matricole che pur di seguire le lezioni arrivano alle 7.30 per accaparrarsi una sedia.

Signor sindaco, non basta far festa a Piazza S.Anna fino alle 03.00 di notte e poi vietare la musica in alcuni locali, non basta un pianoforte itinerante con le dolci note di Morricone ed un alba meravigliosa, per farci dimenticare quanta distrazione ci sia per la nostra città.

So bene che un bravo politico è sempre in campagna elettorale ma non ricordo nessun primo cittadino impegnato a sostenere un candidato, se pur alla presidenza della Regione, ignorando i bisogni della propria gente.

Penso che sia arrivato il tempo di riprendere le redini di una città che chiede al proprio sindaco di fare soltanto il sindaco e ai consiglieri comunali di onorare il proprio mandato e di non pensare a lasciare una poltrona per tentare di riprenderne un’altra, benché più prestigiosa.

Caro sindaco, ho sentito il bisogno di scriverle perché ritengo giusto che chi ha avuto fiducia in me, e in me continua a riporla, sappia che sono sempre stata una donna libera, e sempre lo sarò, rispettando i ruoli, le istituzioni ma, principalmente, rispettando i cittadini e difendendo i loro sacrosanti diritti.

Con stima, le auguro buon lavoro.

(l’autrice della lettera è presidente dell’associazione Siciliae Mundi)