Alla ricerca del nuovo: la fatica dell’elettore siciliano

Tentiamo un’analisi oggettiva dello scenario che i siciliani, alla vigilia delle elezioni regionali del prossimo 5 novembre, hanno dinanzi agli occhi e che potrebbe spiegare il crescente malumore degli elettori pronti, secondo i sondaggi, ad alimentare l’esercito già spaventosamente consistente degli astensionisti. Scenario, leggendo i fatti senza il filtro delle appartenenze o delle convenienze, desolante e non privo di contraddizioni.

Cominciamo dal centrosinistra. Il progetto iniziale attorno alla figura di Fabrizio Micari, attuale Rettore dell’Università di Palermo, prevedeva secondo Leoluca Orlando, sponsor principale dell’operazione, e Matteo Renzi, un centrosinistra unito con una connotazione “civica” e di netta “discontinuità” con la disastrosa stagione crocettiana. In realtà, la sinistra è andata via con Claudio Fava, anzi, il PD, fulcro della coalizione, perde pezzi a favore di altre liste. Alla squagliata della neve ritroviamo Alfanohabituè della navetta Nazareno-Arcore eternamente in cerca della migliore offerta per sopravvivere, e Crocetta, star da standing ovation, omaggio tributatogli all’ultima direzione del PD, e il suo Megafono. Ritroviamo il figliol prodigo Fabrizio Ferrandelli rientrato nei ranghi dopo una scorpacciata di baci e abbracci con il centrodestra alle scorse amministrative di Palermo. Inoltre, a proposito di discontinuità, arduo trovare un’occasione pubblica in cui Micari abbia criticato nettamente i governi Crocetta preferendo, piuttosto, rilanciare il ricorrente e noioso ritornello del Ponte sullo Stretto.

Intanto, spostandoci a sinistra del PD, su Claudio Fava pesano le accuse di una candidatura, la sua, cucinata a Roma, estranea alla Sicilia che risulta “usata” allo scopo, frutto dello scontro tra il PD e gli avversari irriducibili di Renzi, in testa Bersani e D’Alema, in vista delle politiche del 2018. Non solo, ma il ticket Fava-Navarra, quest’ultimo ex dirigente siciliano della sinistra storica, sembra esprimere la volontà di costruire un contenitore ideologicamente definito, intenzione rispettabile ma limitata ad eleggere qualche deputato. L’ambizione di rappresentare una credibile alternativa al sistema di potere finora imperante in Sicilia non è supportata dall’indispensabile coinvolgimento delle culture politiche, liberali e cattoliche, diverse dalla sinistra tradizionale.

Nella coalizione di centrodestra sono alle prese con le cosiddette “liste pulite”, encomiabile pretesa di Nello Musumeci di non arruolare candidati che, direttamente o per familiarità, possano determinare problemi di carattere “etico” o di semplice opportunità. Il punto è, vale al centro, a sinistra e a destra, che i baroni del consenso, i re delle preferenze sono quasi sempre i responsabili del buio economico e sociale in cui è immersa la Sicilia o quelli più discussi se non addirittura con guai giudiziari seri (fatta salva la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva). Anche i bambini sanno quanto nelle contrade sicule sia radicato il voto clientelare, d’apparato e minoritario il voto libero. Musumeci è una persona onesta, al pari degli altri candidati alla sedia presidenziale di Palazzo d’Orleans, ma accanto a lui vediamo personaggi dell’era assai discutibile del famoso 61 a 0 di berlusconiana memoria, cuffariani e lombardiani (sia chiaro, presenti anche nel centrosinistra in abbondanza) e, alcuni di costoro, da far storcere il naso pure dentro la coalizione, considerate le polemiche in corso su chi escludere dalla corsa per Sala d’Ercole.

Il Movimento 5Stelle, infine, all’inizio meritevole nel suo impeto rinnovatore ma ora dilaniato da scontri fratricidi e buchi neri, sconta una certa confusione su questioni di primo piano. Assolutamente infelici, infatti, le battute sull’abusivismo di necessità, in una regione nella quale rischia di sentirsi un marziano chi abusivo non è per l’impressionante diffusione del perverso fenomeno di costruire in ogni luogo e in ogni modo devastando il territorio, città, paesaggi e coste. Un movimento dove molti grillini hanno vissuto l’inchiesta riguardante il sindaco pentastellato di Bagheria Patrizio Cinque (non ci interessa, qui, il merito dell’indagine a suo carico di esclusiva competenza della magistratura e dei difensori) con l’animo dei perseguitati politici, vittime di un’ingiustizia decretata “a priori” (evitata in extremis una fiaccolata di solidarietà per l’intervento dello stesso Cinque che saggiamente non vuole passare per un martire) e dove il provvedimento giudiziale di sospensione della candidatura a presidente della Regione di Giancarlo Cancelleri – a causa del ricorso di un escluso dalla selezione online – è apparso un fastidioso inciampo da archiviare un minuto dopo vanificando il senso ultimo, di partecipazione democratica non farlocca, delle consultazioni via web. E se di programmi un po’ tutti i candidati finora ne hanno accennato “per titoli”, dei 5Stelle a questo punto non si comprende la rotta, il quadro generale delle scelte di fondo, di principio.

In conclusione, se cerchiamo contemporaneamente coerenza, novità e rottura con il passato, faremo fatica a trovare in modo immediato e trasparente tali qualità nelle squadre in competizione. Agli elettori, ovviamente, il giudizio finale.

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