Torna il fantasma elettorale del Ponte sullo Stretto, cancellato dal Governo lo scorso aprile

C’è un fantasma che si aggira per la Sicilia pre-elettorale: il Ponte sullo Stretto. Lo hanno incluso nel proprio manifesto programmatico prima il centro-destra, attraverso l’annuncio del senatore di Forza Italia Renato Schifani il 23 settembre a Messina, poi cinque giorni dopo, sorprendentemente, Fabrizio Micari, il candidato governatore del centro-sinistra e di Alfano.
Pronta la reazione degli altri candidati governatore alla dichiarazione di Micari sul Ponte. “È come mettere una porta blindata ad una baracca”, ha commentato Giancarlo Cancelleri, M5S, al Blue Sea Land di Mazara del Vallo. Il riferimento è l’inutilità di investire una cifra enorme per costruire un’opera d’ingegneria mai realizzata al mondo, dimensionata per adeguare tempi di attraversamento dello Stretto ai parametri dell’alta velocità previsti per i “corridoi” dei trasporti europei, quando tutti i sistemi ferroviari e autostradali in Sicilia presentano comunque un tale grado di arretratezza da prevedere attualmente lavori pubblici almeno ultraventicinquennali, secondo le stime ufficiali.
Micari fa tre autogol: da candidato, da rettore e da ingegnere”, ha commentato il candidato della sinistra Claudio Fava. “Da ingegnere, perché dovrebbe sapere l’infinita precarietà di questo progetto. Da rettore, perché sa quanti studi ci sono stati nel tempo che hanno confermato l’insostenibilità economica dell’opera. Da candidato, perché dovrebbe conoscere i dati sulla velocità media dei treni in Sicilia. Ma lui sembra rimasto agli anni Sessanta.”
Prende la palla al balzo Pino Galluzzo, candidato per Musumeci nella lista Diventerà bellissima: “Alla luce delle ultime dichiarazioni di Micari, invito lui e tutti coloro che sono favorevoli alla realizzazione del Ponte sullo Stretto alla firma di un documento congiunto. Questo è il momento giusto per far dire di sì a Delrio“. Galluzzo sottolinea che il Ponte è sempre stato osteggiato proprio dal centro-sinistra che Micari rappresenta: “Propongo a Micari di sollecitare il Governo di cui è espressione a riprendere le procedure interrotte per la realizzazione dell’opera. E propongo la sottoscrizione del documento di Rete civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno, perché possa rimanere nero su bianco il giorno dopo le elezioni. Mi auspico un impegno chiaro in tal senso, visto che le azioni intraprese dalla coalizione rappresentata dal candidato del centrosinistra sono andate in direzione completamente opposta.”

Il progetto del Ponte sullo Stretto, annullato nel 2017 dal Governo Gentiloni

In atto il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina non esiste più. Il DEF 2017, documento di programmazione economico-finanziaria approvato dal Governo Gentiloni l’11 aprile scorso, nell’allegato “Connettere l’Italia: fabbisogni e progetti di infrastrutture”, ha ricondotto allo stadio di progetto di fattibilità la soluzione da adottare al problema “Attraversamento dello Stretto di Messina“, nel contesto della realizzazione della direttrice Napoli-Palermo nel corridoio Scan-Med (Scandinavian Mediterranean Corridor). Più precisamente il Governo ha stabilito che occorre un nuovo “Progetto di fattibilità finalizzato a verificare le possibili opzioni di attraversamento, sia stabili che non stabili”. In parole povere, allo stato attuale non è detto che si realizzino opere stabili oltre a soluzioni di traghettamento (collegamento via nave), né che un eventuale opera stabile debba essere un ponte (di dimensioni e caratteristiche mai costruite) piuttosto che un tunnel (meno costoso e invasivo).

La Società Stretto di Messina spa, che avrebbe dovuto realizzare il Ponte, era già stata posta in liquidazione con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 aprile 2013. La società in liquidazione è controllata da ANAS con una partecipazione al capitale sociale dell’81,8%, nell’ambito di una compagine azionaria che vede RFI con il 13,0% e le Regioni Calabria e Siciliana con una partecipazione pari al 2,6% ciascuna. La Regione Siciliana, nell’impegnarsi a sottoscrivere la propria quota di competenza, aveva dichiarato nel 2009 la disponibilità ad intervenire fino all’importo massimo di 100 milioni. Nel 2012 il costo presuntivo dell’opera era di 8.549.895.797,75 euro. La quota di partecipazione della Regione Siciliana risulta naturalmente un importo insignificante ai fini della realizzazione del Ponte.

Dovendosi cominciare a riprogettare da zero una qualsiasi soluzione per l’attraversamento veloce dello Stretto, la tempistica non è certo immediata. Risulta poi ininfluente la volontà della Regione Siciliana ai fini della realizzazione dell’opera, dal punto di vista strettamente finanziario. Sono invece propedeutici numerosi interventi infrastrutturali minimali a lungo termine per il sistema dei trasporti stradali e ferroviari dell’Isola, la cui arretratezza confligge, a prescindere, con le politiche di sfruttamento delle risorse turistiche e lo sviluppo economico generale. Ricordiamo poi che manca anche l’adeguamento della tratta Salerno-Reggio Calabria. È evidente quindi che l’argomento del Ponte (per rilievo e fattibilità, di competenza nazionale) è addirittura fuorviante rispetto a queste elezioni per l’amministrazione della Sicilia, le cui tante emergenze specifiche non riguardano soltanto questa particolarissima opera tra le tante del settore dei trasporti, ma annose criticità di base come l’approvvigionamento idrico e lo smaltimento dei rifiuti. Non mancano affatto grandi e piccole opere pubbliche da realizzare.

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