Palermo, un punto e tutto il resto è noia…

Commentare il nulla è possibile solo ai fantasisti e ai poeti, e io non sono né l’uno né l’altro ma un modesto scrivano, che si picca di capire di calcio e, peggio ancora, tifa spudoratamente per il Palermo. Non solo: le amarezze che mi infligge la mia squadra fanno più male di quelle, ben più “serie”, che la vita quotidiana di solito non mi risparmia.
Detto questo, commentare mi tocca: facile volare in alto quando il gioco è entusiasmante e la partita avvincente, facilissimo quando la tua squadra vince a suon di gol.
Ebbene, ieri al “Del Duca” di Ascoli non si è visto nulla del genere e, a chi – palermitano o ascolano – fosse capitato per caso davanti alla tv e avesse dato anche solo una rapida occhiata, avrebbe subito detto: “Ma questa dev’essere una partita di allenamento del giovedì. E se è così, perché indossano maglie di colori diversi?”.
Insomma, ieri in campo tutto si è visto tranne anche solo l’intenzione di giocare la partita per vincerla: entrambe le squadre si sono acquartierate e metà campo dando vita ad una estenuante, noiosissima melina. Guai superare la linea di centrocampo, per gli e per gli altri. Perfino l’arbitro (Pinzani, il decano della serie B) corricchiava, sbuffando come una locomotiva d’altri tempi. E se doveva tirar fuori dalla tasca i cartellini si seccava pure: “E che modi sono questi… Vi dovete voler bene e non prendervi a calci!”.
E, in effetti, i ventidue in campo di bene se ne volevano anche troppo e se falli c’erano erano dovuti a scarsa proprietà di palleggio, non ad animosità o, peggio, a brutalità.
I due allenatori in panchina sembravano due belle statuine, talmente beata era la loro espressione davanti al quel non-spettacolo offerto dalle loro squadre. Probabilmente pensavano: “Meglio così, per andare a cena fuori con la famiglia, non ho bisogno nemmeno di cambiarmi la maglia della salute”.
Novantacinque minuti di noia mortale e la voglia matta di cambiar canale e gustarsi una partita vera. Se non l’ho fatto è perché, poi, mi sarei vergognato come un bambino sorpreso con le mani nella marmellata: “Ma come, un supertifoso come me, uno di quelli che non s’è perso mai neanche un minuto di una partita del Palermo nemmeno per malattie e/o interventi vari, si arrende ora, anno 2017, 30 di settembre, dopo sessantotto ed otto mesi di assoluta fedeltà ?”.
E così ho tirato fino all’ultimo e mi sembrava che il triplice fischio di Pinzani non arrivasse mai. E quando è arrivato, non conoscendo ancora i risultati delle altre capifila della classifica, ero davvero imbufalito. “Ma se non vinci neanche queste partite, perché vai cianciando di serie A a portata di mano?”.
Poi ho visto che l’Empoli avevano perso sia Perugia che Empoli e mi sono rinfrancato. “Vuoi vedere che questo punticino è tutto grasso che cola?”.
Cosa non tira fuori per non soffrire il cuore di un tifoso, anche dopo una partitaccia come questa?
Siamo in testa ed è quel che conta. Tutto il resto è noia… No, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia… Ah, mio caro Franco, come avevi ragione, anche se tu cantavi di ben altre cose.
Adesso, testa al Parma, che non sarà così “gentile” e disponibile come l’Ascoli: lo troveremo infuriato per il pareggio in extremis di venerdì con la Salernitana e ancor di più per i due squalificati, Di Cesare e Iacoponi. Mica due scartine. Senza contare che noi dovremo scendere in campo senza i nazionali. Sarà uno scontro all’ultimo tackle. Vincerà chi ci metterà più cuore, ovvero il Palermo se finalmente i tifosi torneranno ad essere il dodicesimo uomo in campo.

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