La cabina elettorale, sedia elettrica dei sogni

La cabina elettorale trasforma anche l’intellettuale più raffinato in un uomo semplice. È un ritorno allo stato del pensiero primordiale che ci fa capire il motivo di certi eventi altrimenti inspiegabili. Avere una pornostar in Parlamento, per esempio, decenni prima che i social rappresentassero l’alibi perfetto per il qualunquismo dilagante e di ogni altra degenerazione delle chiacchiere da bar.

Le regole dell’elettore sono semplici: prima l’interesse personale, poi quello di categoria, infine quello collettivo. Cadute le ideologie – e se vogliamo segnarci il giorno del lutto esso è la frantumazione del muro di Berlino – è via via evaporata pure quella sacca di voto legato alla bandiera.

Lo schematismo di chi vota oggi ha un altro connotato: si chiama logica. Non c’è più spazio per i sogni, per le suggestioni, per gli slanci emotivi. Nasce prima la politica fredda o essa è la conseguenza di un elettore che lascia il cuore lontano dal seggio? Domanda essenziale e nello stesso tempo superflua perché comunque è questo lo stato dell’arte con cui confrontarsi.

Può emozionare la sfida gentile? E quali suggestioni scaturiscono dai 100 passi e diventerà bellissima, claim la cui estrazione vintage ci fa capire ancora una volta che si stava meglio quando si stava peggio. Se ancora siamo costretti a guardare indietro, quale speranza possiamo coltivare dopo due presidenti che hanno chiuso anticipatamente il loro mandato ed un altro che avrebbe fatto meglio a farlo?

Si parla di astensionismo, metà e oltre dei siciliani non vanno a votare da decenni. Come schiodarli? E soprattutto chi ha possibilità di farlo? Provare a spiegare chi è Micari è una missione al limite dell’impossibile, non per mancanza di qualità della persona, ma perché non ha storia politica e il tempo per la narrazione è agli sgoccioli. E poi questa campagna pubblicitaria del Pd che sembra scritta dal copy di Collodi: urticante, al limite dell’offesa al comune sentire. Roba che se esistesse ancora il gulag sarebbe luogo adatto a chi l’ha approvata.

Raccogliamo l’imbarazzo che serpeggia tra molti dei fan dei Cinquestelle. Non a quelli che si misurano in rete con le varie “arie” (Comunarie, Regionarie, eccetera eccetera), essi sono poca cosa numericamente parlando. Ma a tutti quelli attratti dalla bandiera dell’onestà e che vedono sbrindellata la credibilità del Movimento da scandali e scandaletti, come nella migliore tradizione della parte che vorrebbero annientare. E quanta ipocrisia, che se te la fanno endovena rischi l’overdose.

E poi le ripicche da vecchie comari nel versante rosso, dove ogni pretesto è buono per continuare a provare le varianti dell’atavico gioco a chi ce l’ha più lungo. Oggi è di moda chi ce l’ha più immacolato, il senso della memoria. E parole su parole che segnano ancora di più la distanza con quella parte di cittadinanza a cui era venuto il dubbio se non fosse eticamente giusto votare Fava.

E come spiegare che diventerà bellissima nonostante la compagnia che il signor Nello si sta portando appresso. La querelle non è sul numero dei cuffariani – che detto per inciso non sono appestati, almeno quelli non giudiziariamente compromessi – ma sul peso di quegli altri che rappresentano il rituffo della politica e hanno compreso che la credibilità del catanese è uno smacchiatore di potente efficacia. Diventerà bellissima? Forti dubbi. Forse diventerà vincente, ma è proprio un’altra cosa.

 

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