Obiettivo Ars – Pellegrino: “Pensiamo al presente prima di progettare il futuro”

Salvatore Pellegrino
Stefano Pellegrino

Stefano Pellegrino, tra tutti i candidati alle prossime elezioni regionali, è l’unico che porta sulle spalle una responsabilità supplementare: far ricordare ai siciliani che Trapani può essere sede di buona politica. La sua ricandidatura con Forza Italia vuole rappresentare uno spartiacque tra le vicende che hanno compromesso l’elezione del sindaco del capoluogo e la necessità di una svolta in una città che ha quasi sempre espresso un voto moderato, ma che ha bisogno di nuove motivazioni.

Pellegrino, avvocato penalista di Marsala, deputato regionale uscente subentrato a Mimmo Fazio nella scorsa primavera, è consapevole della sfida. E del resto nella sua carriera di amministratore pubblico ha dimostrato abilità e tenacia, due qualità essenziali per chi aspira a dare anche a Trapani una spinta in direzione opposta all’attuale governo regionale. Dovrà convincere gli elettori del grande collegio di Trapani a puntare ancora una volta nelle sue capacità.

Da consigliere d’amministrazione di Airgest – la società che gestisce l’aeroporto di Birgi – ha favorito e determinato l’arrivo di Ryanair che da queste parti è considerato il punto di svolta del decennale incremento turistico del comprensorio. Prima ancora, nel periodo in cui Giulia Adamo era presidente della Provincia di Trapani, è stato presidente di Funierice, la società di gestione della funivia di Erice, segnando quasi un record: bilanci chiusi in attivo. Un curriculum che gli consente di essere oggi un punto di riferimento nello scenario del trapanese dilaniato dalle recenti vicende Fazio – D’Alì.

“Credo sia tempo di occuparci seriamente del presente. Non basta più parlare di futuro, ci sono troppe emergenze che devono essere risolte subito e in maniera efficace. Al futuro bisogna saper guardare, ma è fondamentale agire bene nel presente se vogliamo che la Sicilia sia ancora la terra dei nostri figli. L’economia è il primo vero problema perché genera occupazione e sviluppo. E in Sicilia esistono delle potenzialità uniche al mondo”.

Spesso non sfruttate al meglio…

“Vero e proprio per questo la politica deve fare meglio e di più, valorizzando i settori tradizionali della nostra economia. Trapani ha un potenziale incredibile sotto il profilo turistico e culturale. È necessario creare maggiori connessioni tra questi due segmenti, perché sempre di più potranno essere volano della nostra economia. Quanti territori al mondo possono vantare le isole Egadi o Pantelleria, Segesta e Selinunte, Mozia o lo Stagnone di Marsala, San Vito Lo Capo ed Erice. E potrei continuare citando altre 100 e più luoghi che rappresentano la nostra identità. La Regione dovrà selezionare dove investire, come incentivare la fruizione turistica e culturale”.

I giovani e il territorio…

“Molti vanno via, lo sappiamo e questo per è molti un’opportunità, per altrettanti una necessità.  Ma per la Sicilia è certamente un depauperamento. Ignorare il problema significherebbe non comprendere la portata del fenomeno. Chi ritiene di andare, vada. Ma questo non toglie che la  Regione debba creare le condizioni affinchè si creino nuove opportunità di lavoro…”

Per esempio?

“Guardando meglio in direzione dell’Europa, intercettando fondi che siano in grado di avviare nuovo sviluppo. Un esempio? Nell’olivicoltura, settore di grande pregio del nostro territorio, per essere competitivi sul mercato bisogna battere una concorrenza che arriva dal resto d’Italia e dall’estero. È necessario contrarre i costi di produzione e investire nelle nuove tecnologie che propongono macchinari utili nello stesso tempo per la coltivazione e la raccolta. Senza innovazione non può esserci futuro, ma come dicevamo prima, neanche presente. I fondi europei servono anche a questo”.

Le imprese e il territorio

Il ruolo dell’imprenditore è fondamentale. Spesso in Sicilia, soprattutto per quanto riguarda le grandi  opere pubbliche, si ha paura dell’infiltrazione mafiosa e questo finisce per bloccare anche la capacità di progettare infrastrutture. L’eolico è mafioso, i termovalorizzatori sono mafiosi… Se ci sono reati si perseguono, ma rinunciare a priori è un controsenso. È un problema che riguarda il pubblico quanto il privato. La mentalità sta cambiando, gli imprenditori hanno compreso che è tempo di una nuova stagione. E questo è un bene, non solo per loro, ma per tutti”.

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