Nestorovski al quadrato, ma che fatica…

Solo quando Nestorovski segna alla sua maniera (diagonale di sinistro imparabile) il gol del 2-1 lo Stadio si riscalda, ricominciano i cori (“Noi vogliamo questa vittoria”) e rispuntano, perfino in Curva Sud, gli striscioni  e le bandiere: poche, solo tre, e per questo più belle da guardare.

Di riffe o di raffe il Palermo “strappa” la seconda vittoria di fila, questa meno meritata di quella contro il Perugia perché – diciamolo francamente – senza il genio di Coronado tra le linee, il Palermo si riduce a squadra appena discreta, che stenta a battere l’ultima in classifica. La Pro Vercelli, tra l’altro, è una rivelazione anche per il sottoscritto perché sin dal primo istante di gioco prende in mano le redini della partita e fa girare la testa ai rosanero, manco fosse la Juve o il Real Madrid. Palla a terra, sovrapposizioni, velocità, coraggio: ecco le qualità che ha saputo instillare nei suoi giocatori Gianluca Grassadonia, alla sua prima esperienza in serie B, da allenatore. Lo aveva detto alla vigilia. “Al “Barbera” partiamo battuti, ma ce la giocheremo a viso aperto!”.

E così è stato: vivace, garibaldina, la squadra di Grassadonia sembrava quella di casa che aggrediva l’ospite timoroso, costringendolo ad un’affannosa difesa e se Posavec non fosse intervenuto tempestivamente in più di un’occasione già all’11’ saremmo stati sotto di un paio di gol. Gol che arrivava, comunque, al 20’, dopo corner, mischia e due parate di fila di Posavec, entrambe d’istinto, entrambe strepitose. Ma, al terzo affondo di Bifulco, lui è già a terra e nulla può per evitare lo 0-1, tra lo sgomento degli spalti, da cui partono fischi di rabbia, velenosi come frecce avvelenate. Che, però, producono l’effetto sperato: il Palermo, annichilito fino a quel momento, si scuote e cinque minuti dopo pareggia dopo bella triangolazione Murawski-Chochev-Nestorovski. L’assist del bulgaro è un cioccolatino che non può sfuggire al vorace fiuto del gol del capitano che, quasi incespicando sul pallone, riesce con un movimento da contorsionista a spingerlo in rete con il solito rasoterra nell’angolino.

“Beh, ora comincia la partita!”, mi son detto, ma era il pensiero del tifoso, mica quello del cronista, cui non era sfuggito affatto l’impasse del Palermo, lento e impacciato e senza un’idea vincente, tranne quella del pareggio. Infatti era la Pro che continuava a presiedere centrocampo ed area rosanero, stringendo d’assedio la nostra difesa. Ed era sempre Posavec a sbrogliare le matasse intricate che gli si paravano davanti per la staticità dei vari Struna, Cionek e Szyminski: dal 37’ al 40’ era tutto un rock sparato quello degli avanti piemontesi che con Mammarella e Vives, prima e Marra, poi, mettevano a dura prova il colpo d’occhio e l’esplosività del nostro portiere

Pareggio all’intervallo e un brusio generale avvolgeva tutto lo Stadio nel quale, incredibile ma vero, c’era più gente della partita contro il Perugia. Come a dire: “Giocate e vincete così noi torneremo a riempire gli spalti!”.

Posavec e la squadra rientrano per la ripresa e la Curva Sud accoglie il suo portiere con un lungo caldo applauso: quando si dice voglia di riscatto. Il portiere croato l’ha avuta, dimostrando carattere e tempra e sfoderando un primo tempo eccellente. Posavec alza il braccio in segno di saluto e regala perfino un inchino ai suoi tifosi. Questo è il bello del calcio: precipiti nel fondo in una partita ma c’è subito l’altra che ti dà l’occasione di  riscattarti e riprenderti  palcoscenico.

La ripresa sembra presentare un altro Palermo, tipo quello di Foggia, quando perdeva 1-0 senza aver giocato le sue carte: anche ieri i rosanero, strigliati negli spogliatoi dal buon Tedino, vogliono rimettere le cose a posto e ripristinare i ruoli indicati dalla classifica. E già al 5’ su una svirgolata avversaria, ancora Chochev smarca nello spazio Nestorovski che sempre di sinistro e in diagonale, segna l’imparabile 2-1.

A questo punto tutto sembra cambiare, tranne l’opaca prova di Gnahorè, ieri sempre in ritardo, sempre impreciso, lui che di solito è un punto fermo della manovra rosanero, tanto che al 15’ Tedino è costretto a cambiarlo per Davvidowicz , uno biondone di quasi due metri, che si piazza lì nel mezzo a randellare a destra e a manca. Insomma, a creare intensità (come si dice oggi) perché il centrocampo ospite non continui a menare la danza.

Ma quello rosanero è solo tutto fumo perché a rendersi pericolosa è ancora la Pro Vercelli, che al 16’ va addirittura in gol: dopo un velenoso rasoterra di Marra, respinto alla men peggio da Posavec: la palla rimane lì davanti e Raicevic la mette dentro. Ma è in fuorigioco, prontamente segnalato. In fuorigioco, nel frattempo, vanno le mie coronarie perché non c’era messo che dovessi soffrire così contro l’ultima in classifica. Ma i patemi non erano finiti per niente, perché Nestorovski, su passaggio orizzontale verso il centro area di Bergamelli, anticipa un avversario e si presenta solo davanti a Marcone. Pallonetto delizioso e gol. L’urlo della folla riscalda il cuore, come non succedeva dalla finale-salvezza col Verona di due stagioni fa. Ma dura un istante perché l’arbitro sguaina dalla tasca il “rosso” ed espelle il macedone, che si sbraccia: “L’ho toccata di spalle non con la mano!”. Ma deve uscire a testa bassa, lasciando negli ultimi 15 minuti (10+ 5 di recupero) in dieci la sua squadra. Si piazza sotto la tettoia degli spogliatoi e tifa come un dannato. Perché una cosa è certa: “Nesto” non è ancora al massimo della condizione, ma ha fiuto del gol da rapace dell’area e un attaccamento alla maglia che gli fa onore.

Ad Ascoli non ci sarà e magari verrà il momento di La Gumina, però tornerà Coronado e potremo tornare a giocare un buon calcio.

Sarà dura, durissima stavolta riacciuffare subito la serie A: mica abbiamo i Dybala e i Vazquez, ma con Nestorovski al meglio e Coronado che non si ferma ogni tre partite ce la potremo fare. Basterà che i tifosi riempiano gli spalti e tornino ad essere il dodicesimo uomo in campo.

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