Antonino Saetta, il primo magistrato giudicante ucciso in Italia dalla mafia

Il giudice Antonino Saetta fu ucciso a Canicattì, il 25 settembre 1988, mentre tornava di notte in auto a Palermo, di ritorno dal battesimo del nipotino. Il magistrato non aveva né scorta né vettura blindata. Guidava con accanto il figlio Stefano, quando la sua auto fu affiancata da una Bmw da cui vennero esplosi numerosi colpi di pistola, che colpirono a morte padre e figlio. Gli investigatori durante il primo sopralluogo rinvennero in appena cento metri di strada 47 bossoli di cartucce calibro 9.
L’assassinio di Antonino Saetta fu percepito immediatamente come un delitto di eccezionale gravità: per la prima volta in Italia veniva ucciso un magistrato giudicante. Non un magistrato inquirente, naturale antagonista rispetto al reo in forza di ruolo, ma l’organo di garanzia tra accusa e difesa, che pronuncia il suo verdetto super partes. Chiunque amministrava giustizia ledendo interessi mafiosi da quel momento avrebbe potuto sentirsi in pericolo di vita. Il valore simbolico dell’omicidio fu talmente chiaro agli operatori di giustizia e alle autorità istituzionali, che ai funerali parteciparono il Capo dello Stato, ministri, segretari di partito e, soprattutto, l’intero Consiglio Superiore della Magistratura, fatto questo che mai si era verificato prima, né mai si verificò dopo in casi analoghi, neppure dopo le stragi del 1992.
Come fu riportato nella relazione finale della commissione parlamentare Antimafia, presieduta dal senatore Violante, l’effetto intimidatorio che ne scaturì negli anni successivi – effetto assolutamente voluto – fu esteso e ben evidente, e si concretizzò in una lunga serie di ingiustificabili assoluzioni.

Antonino Saetta durante gli ultimi anni come Presidente di sezione della Corte d’Assise d’Appello si era occupato di importanti processi di mafia, tutti conclusi con l’aumento delle condanne e delle pene rispetto al processo di primo grado, invertendo la prassi giudiziaria comune ma ingiustificata che vedeva invece le sentenze di appello più miti e indulgenti. Nel periodo 1985-86 a Caltanissetta presiedette il processo relativo alla strage in cui morì il giudice Rocco Chinnici, i cui imputati erano, tra gli altri, i “Greco” di Ciaculli, vertici indiscussi della mafia di allora ma ancora incensurati. Trasferito a Palermo, si occupò di altri processi di mafia, in particolare quello relativo alla uccisione del capitano Basile, che vedeva imputati i pericolosi capi emergenti Vincenzo Puccio, Armando Bonanno, e Giuseppe Madonia. Pochi mesi dopo la conclusione di quest’ultimo processo, e pochi giorni dopo il deposito della motivazione della sentenza che aveva condannato all’ergastolo gli imputati, Saetta fu assassinato.

L’inchiesta per i due omicidi Saetta, “pur essendo sin da subito chiara agli inquirenti la matrice mafiosa dell’omicidio”, scrisse il figlio del giudice, Roberto, “era stata, in un primo tempo, archiviata a carico di ignoti. In quegli anni, non era ancora stata introdotta la legislazione sul pentitismo; e la quasi totalità degli omicidi di mafia, anche di alte personalità dello Stato, rimanevano prive di colpevoli e persino di imputati. Sette anni dopo, nel 1995, grazie a nuovi elementi investigativi nel frattempo forniti da alcuni collaboranti, e grazie anche al caparbio impegno e alla capacità di due giovani pubblici ministeri presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta, che voglio ricordare, il dr. Antonino Di Matteo, ed il dr. Gilberto Ganassi, si potè riaprire l’inchiesta”.

La Corte d’Assise di Caltanissetta ha condannato nel 1996 Salvatore Riina, Francesco Madonia, e il killer Pietro Ribisi per il duplice efferato omicidio Saetta. Condanna confermata nei successivi gradi di giudizio.
Il movente dell’assassinio è stato ritenuto triplice: punire un magistrato per la sua fermezza nel condurre il processo Chinnici e il processo Basile, nonostante le forti pressioni mafiose esercitate; ammansire con un omicidio eccellente, gli altri magistrati giudicanti; prevenire la probabile nomina di Antonino Saetta, un magistrato ostico, a presidente del cosiddetto Maxiprocesso d’appello alla mafia.


Timeline del 25 settembre – Accadde oggi, a cura di Filippo Barbaro 

1690 – “Publick Occurrences Both Foreign and Domestick“, il primo giornale pubblicato nelle Americhe, esce per la prima ed ultima volta. Venne considerato offensivo e al suo editore, Benjamin Harris, venne ordinato di non farlo più uscire
1912 – A New York viene fondata la scuola di giornalismo della Columbia University
1979 – La mafia uccide il magistrato e politico  Cesare Terranova
1988 – La mafia uccide il magistrato Antonino Saetta e suo figlio Stefano
1992 – A San Francisco nasce la Critical Mass

I NATI OGGI

1896 – Sandro Pertini, politico, giornalista e partigiano
1901 – Robert Bresson, regista e sceneggiatore francese
1906 – Salvo Randone, attore teatrale, attore cinematografico e attore televisivo
1906 – Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, compositore e pianista russo
1921 – Tom Ponzi, investigatore e criminologo
1925 – Silvana Pampanini, attrice cinematografica
1929 – Delia Scala, attrice, showgirl e ballerina
1955 – Zucchero, cantautore e musicista
1968 – Will Smith, attore, rapper e produttore cinematografico statunitense
1969 – Catherine Zeta-Jones, attrice, ballerina e cantante gallese
1980 – Elio Germano, attore, regista teatrale e rapper

 

 

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