L’ultimo tabù? I malati di mente

Ci sono alcuni argomenti ammantati da un vero e proprio tabù. Non bisogna parlarne. Mai. Neppure quando la cronaca te li rovescia addosso. Prendete, per esempio, il recente caso dello stupro della dottoressa nei locali della guardia medica di Trecastagni. Molti lo hanno letto (correttamente) in connessione col tema della sicurezza. Altri, ed in modo altrettanto corretto, col tema della violenza sulle donne. Altri ancora, in connessione con entrambi i temi. Eppure, la cronaca ha dato conto (forse perché non poteva farne a meno) del fatto che l’aggressore è affetto da problemi psichici e che, in passato, era stato sottoposto a TSO. Com’è possibile che nessuno abbia agganciato il fatto, al tema della cura e della assistenza dei malati di mente a 40 anni dalla Legge Basaglia?

E dire che la cronaca, la cruda e semplice cronaca, uno spunto in tal senso lo avrebbe pure giustificato. Cosa mai accade, quale malefico sortilegio paralizza le menti pensanti del nostro paese, intellettuali, opinionisti, commentatori, giornalisti, quando occorre affrontare un argomento come questo che sembra protetto da una strisciante, serpeggiante, sotterranea consegna del silenzio? A volte mi sembra che i fatti sono come le nuvole. Multiformi. Ognuno ci vede ciò che vuole vederci. O forse solo ciò che può liberamente dire di vederci.

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