L’utopia di Pisapia

Giuliano Pisapia è stato un bravo sindaco di Milano. Elegante, colto, disponibile al colloquio, sia da deputato che a Palazzo Marino, è assurto a figura simbolo di una sinistra, si estrema ed ideologizzata (ex Cossuttiano), ma che mette al primo posto la collaborazione con le altre forze e, soprattutto, afferma di preferire il risultato concreto alla divisività. Obiettivo difficile e per questo ancor più apprezzabile.
All’esplodere del PD renziano con la scissione dei Bersanodalemiani, Pisapia dopo aver dichiarato di non volere ricandidarsi più a Sindaco ha deciso di impegnarsi a coagulare un mondo di sinistra fuori dal PD al fine di rafforzare un Centrosinistra in difficoltà.

Non mi sembra tuttavia che sino ad oggi il suo apprezzabile impegno abbia prodotto risultati utili. Da MDP arrivano espressioni di indisponibilità.

Insomma, caro Pisapia, non c’era bisogno di fondare l’ennesimo movimentino italiano, bozzolo della farfalla di un nuovo partitino: il “Campo Progressista” con tanto di Logo, per prendere un’iniziativa che già Pierluigi Bersani aveva bruciata.
Mi sembra che il dialogo con la società civile non è stato nemmeno avviato, mentre Pisapia si è fermato a pensare che la sola costituzione di un nuovo soggetto politico da lui garantito, avrebbe immediatamente attratto scontenti del PD e pentiti degli scissionisti. Operazione ad oggi fallita.

Vuole realmente affrontare questa nobile sfida? Si? Allora venga subito qui in Sicilia! Non sarà una festa ma sarà certamente una utilissima esperienza per il fine che vuole raggiungere.

Venga nell’infuocata e folkloristica battaglia elettorale che si sta combattendo. Venga a vedere da vicino un fenomeno unico del suo genere: un’intera Regione di 5 milioni di abitanti che vive quasi interamente di politica, ma odia i politici.
Venga a toccare con mano quella che potrebbe diventare una rivoluzione neoborbonica che vede alleati padroni e servi per la vittoria dei Don Sedara non ancora sazi.
Venga a vedere una comunità che non ha una classe dirigente professionale e civica e ha una sterminata classe politica di mestieranti. Tocchi con mano una comunità che ha espulso letteralmente un’intera generazione: 54.000 studenti universitari e 120.000 giovani ricercatori, manager, specializzati, artigiani di qualità che sono scappati dalla loro terra per trovare un lavoro all’altezza della qualità dei loro studi. [Leggi tutto]

 

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Giovanni Rosciglione

Direttore editoriale